Venerdì 24 aprile 2026 - Muro Lucano apre l'Anno Gerardino: il giorno della Porta Santa e del grande abbraccio della Basilicata a San Gerardo
Il 24 aprile 2026 rimarrà una delle date più importanti nella storia religiosa di Muro Lucano. A trecento anni dalla nascita di San Gerardo Maiella, la città natale del Santo divenne il cuore spirituale della Basilicata, accogliendo migliaia di pellegrini, autorità religiose e rappresentanti delle istituzioni civili per l'apertura ufficiale dell'Anno Gerardino.
Sin dalle prime ore del mattino, Muro Lucano si presentava come una città in festa. Le strade del centro storico, già percorse nei giorni precedenti dalla peregrinatio delle reliquie, si animarono progressivamente dell'arrivo di fedeli provenienti da tutta la regione e da numerose località del Mezzogiorno. Pullman, gruppi parrocchiali, associazioni religiose e delegazioni civili raggiunsero la città per partecipare a un evento considerato storico per l'intera comunità lucana.
Il Battistero: il luogo da cui tutto ebbe inizio
La celebrazione ebbe inizio presso il Battistero dove il 23 aprile 1726 il piccolo Gerardo Maiella ricevette il sacramento del Battesimo. Fu una scelta altamente simbolica: l'Anno Gerardino nasceva esattamente dal luogo in cui ebbe origine il cammino cristiano del futuro Santo.
Qui giunsero il Cardinale Enrico Feroci, inviato per la celebrazione, l'Arcivescovo Metropolita Mons. Davide Carbonaro, i vescovi della Basilicata e numerosi sacerdoti e religiosi. Attorno al Battistero si raccolse una folla composta e partecipe, consapevole di assistere a un momento destinato a entrare nella storia della Chiesa lucana.
Uno dei primi gesti liturgici fu la benedizione dell'acqua lustrale, richiamo diretto al Battesimo di San Gerardo e al significato profondo della vita cristiana. Successivamente venne proclamato il Decreto della Penitenzieria Apostolica relativo alle indulgenze concesse durante l'Anno Gerardino.
La processione verso la Concattedrale
Dal Battistero prese avvio una solenne processione che attraversò le vie dell'antico centro storico di Muro Lucano. In testa al corteo vi erano le reliquie di San Gerardo, seguite dal clero, dalle autorità e da una moltitudine di fedeli. Le strade della città si trasformarono in un grande cammino di fede, nel quale la memoria storica e la devozione popolare si fusero in un'unica testimonianza religiosa.
Lungo il percorso si percepiva chiaramente la commozione della popolazione. Molti abitanti attendevano il passaggio della processione affacciati ai balconi o lungo le vie cittadine, consapevoli di vivere un evento unico che difficilmente si ripeterà nella storia della comunità.
L'apertura della Porta Santa
Giunti dinanzi alla Concattedrale di San Nicola, si svolse uno dei momenti più attesi dell'intera giornata.
Il Cardinale Feroci, utilizzando il pastorale, bussò simbolicamente alla porta della cattedrale e procedette all'apertura della Porta Santa. Il gesto richiamava il passaggio dalla vita ordinaria a un tempo speciale di grazia, conversione e rinnovamento spirituale. Fu il segno ufficiale dell'inizio dell'Anno Gerardino.
Molti fedeli attraversarono successivamente la Porta Santa con profonda emozione, vivendo personalmente l'inizio del cammino giubilare.
La solenne Concelebrazione Eucaristica
Dopo l'ingresso nella Concattedrale ebbe luogo la solenne Concelebrazione Eucaristica.
Presiedeva il Cardinale Enrico Feroci. Concelebravano Mons. Davide Carbonaro, Mons. Salvatore Ligorio, Mons. Pasquale Cascio, l'Arcivescovo di Acerenza, il Vescovo di Melfi e numerosi sacerdoti provenienti da varie diocesi italiane. Erano presenti inoltre missionari redentoristi guidati da Padre Serafino Fiore, Rettore del Santuario di Materdomini.
Durante l'omelia il Cardinale Feroci richiamò il bisogno di testimoni autentici capaci di rendere visibile la presenza di Dio nel mondo contemporaneo. Indicò San Gerardo Maiella come esempio concreto di santità vissuta nella semplicità e nell'amore verso Dio e il prossimo.
Il messaggio di Monsignor Carbonaro
Particolarmente significativo fu anche l'intervento dell'Arcivescovo Davide Carbonaro.
Nel suo saluto ricordò che proprio a Muro Lucano, tre secoli prima, aveva avuto origine il cammino umano e spirituale di Gerardo Maiella. Sottolineò inoltre l'attualità del suo messaggio, invitando i fedeli a riscoprire la capacità di costruire relazioni fondate sul dialogo, sulla pace e sulla fraternità.
Per l'Arcivescovo, l'Anno Gerardino non rappresentava soltanto una commemorazione storica, ma un'opportunità concreta di rinnovamento per tutta la Chiesa lucana.
La partecipazione delle istituzioni
Accanto alle autorità religiose erano presenti numerosi rappresentanti delle istituzioni.
Il Sindaco Giovanni Setaro accolse i rappresentanti della Regione Basilicata, della Provincia di Potenza e numerosi sindaci provenienti da tutta la regione. Particolarmente significativa fu la presenza della delegazione di Frosinone, città legata a Muro Lucano da un gemellaggio spirituale nel nome di San Gerardo Maiella.
Una piazza gremita nonostante il freddo
Le cronache raccontano una partecipazione straordinaria. Nonostante il vento e le temperature rigide che caratterizzarono la giornata, la piazza antistante la Concattedrale rimase gremita per l'intera durata delle celebrazioni. La presenza dei fedeli superò ogni previsione, offrendo l'immagine di una Basilicata unita attorno al proprio Patrono.
La conclusione della giornata
Al termine della celebrazione, Muro Lucano aveva ufficialmente aperto il proprio Anno Gerardino. La città non era più soltanto il luogo natale di San Gerardo Maiella, ma diventava il centro di un cammino spirituale destinato a coinvolgere per un anno intero comunità, diocesi e pellegrini provenienti da molte parti d'Italia e del mondo.
La giornata del 24 aprile 2026 si concluse così con un sentimento diffuso di gratitudine e speranza. Per molti fedeli presenti, non fu soltanto una celebrazione religiosa, ma il momento in cui la storia, la fede e l'identità di un popolo si incontrarono attorno alla figura del Santo che continua, dopo tre secoli, a parlare al cuore della sua gente.
