26–28 GIUGNO 2026 – MATERDOMINI
26–28 GIUGNO 2026 | MATERDOMINI – CAPOSELE (AV), ITALIA
Tre giornate di incontro e spiritualità nel Santuario di San Gerardo Maiella, concluse dal Concerto-Meditazione della Schola Cantorum OrbiSophia.
Dal 26 al 28 giugno 2026, il Santuario di San Gerardo Maiella a Materdomini ha inserito nel programma del III Centenario della nascita di San Gerardo Maiella un appuntamento specificamente dedicato ai catechisti della Campania.
Le tre giornate hanno rappresentato una delle iniziative formative dell'Anno Gerardino, accanto agli incontri rivolti alla vita consacrata, ai giovani e alle diverse componenti della comunità ecclesiale. Il calendario ufficiale del Santuario registra espressamente l'«Incontro Catechisti della Campania – 26-28 giugno 2026».
La scelta di Materdomini attribuiva all'incontro un significato particolare. I catechisti non venivano convocati semplicemente in una struttura destinata alla formazione, ma nel luogo che conserva le spoglie di un Santo che, pur non essendo sacerdote né catechista nel significato moderno del termine, fece della propria esistenza una forma continua di annuncio cristiano.
San Gerardo evangelizzava soprattutto attraverso il contatto personale, il servizio, la carità, la capacità di ascoltare e di parlare di Dio con semplicità.
Per chi oggi è chiamato a trasmettere la fede, il giovane fratello redentorista rappresenta quindi un modello particolarmente interessante: prima ancora delle parole, la credibilità della testimonianza.
Un appuntamento formativo nel cuore del Tricentenario
L'incontro dei catechisti si collocava in una fase particolarmente intensa dell'Anno Gerardino.
Il 6 aprile 2026, nel giorno esatto del trecentesimo anniversario della nascita di Gerardo a Muro Lucano, era stato inaugurato ufficialmente il Tricentenario.
Nei mesi successivi Materdomini aveva accolto pellegrinaggi, incontri della vita consacrata e iniziative di studio e spiritualità.
Soltanto poche settimane prima, l'11 giugno, il Santuario aveva ospitato il grande convegno dedicato a San Gerardo come testimone del Redentore ed evangelizzatore degli abbandonati.
L'appuntamento del 26-28 giugno trasferiva idealmente quella riflessione dal terreno dello studio a quello della trasmissione della fede.
Il catechista, infatti, si trova quotidianamente davanti alla stessa domanda che attraversa l'intero Tricentenario: come raccontare San Gerardo alle nuove generazioni senza ridurlo a una figura lontana, a un insieme di miracoli o semplicemente all'immagine tradizionale del protettore delle mamme e dei bambini?
Raccontare San Gerardo ai ragazzi di oggi
Per comprendere l'importanza dell'incontro è necessario considerare la particolare responsabilità affidata oggi ai catechisti.
Per molti bambini e ragazzi, il catechismo rappresenta uno dei primi luoghi nei quali il racconto della vita dei santi viene presentato in maniera organica.
San Gerardo offre sotto questo profilo una storia straordinariamente ricca.
C'è il bambino nato a Muro Lucano il 6 aprile 1726.
C'è il ragazzo appartenente a una famiglia semplice, costretto molto presto a confrontarsi con il lavoro e con le difficoltà economiche dopo la morte del padre.
C'è il giovane che cerca ostinatamente la propria vocazione.
C'è il tentativo di entrare tra i Cappuccini, non riuscito anche a causa della sua fragile costituzione.
C'è poi l'incontro decisivo con i Redentoristi.
E c'è soprattutto quel gesto divenuto simbolico: Gerardo che lascia Muro Lucano per raggiungere i missionari, accompagnando la propria scelta con la determinazione riassunta nella celebre espressione:
«Vado a farmi santo».
Per un catechista del XXI secolo, questa non è soltanto la biografia di un Santo.
È la storia di un giovane che cerca il proprio posto nel mondo.
Ed è proprio qui che la figura di Gerardo può incontrare le domande dei ragazzi contemporanei.
La santità raccontata come possibilità
San Gerardo presenta inoltre una caratteristica particolarmente importante per la catechesi: non fu sacerdote.
Fu un fratello laico della Congregazione del Santissimo Redentore.
Non diventò famoso per grandi opere costruite, per incarichi ecclesiastici o per una produzione teologica.
La sua santità maturò attraverso gesti quotidiani.
Il lavoro.
La preghiera.
L'obbedienza.
Il servizio ai confratelli.
L'accoglienza dei poveri.
L'incontro con le famiglie.
La capacità di stare vicino a chi soffriva.
Per la catechesi questa dimensione è fondamentale perché permette di presentare la santità non come qualcosa di irraggiungibile, riservato a figure eccezionali, ma come un modo di vivere le situazioni ordinarie.
Il Tricentenario diventava così un'occasione per passare dal semplice “raccontare la vita di San Gerardo” a una domanda molto più impegnativa: che cosa può dire Gerardo a un bambino, a un adolescente o a una famiglia del 2026?
Materdomini come luogo di catechesi
Anche il Santuario stesso possiede una forte capacità narrativa.
Materdomini permette infatti di raccontare San Gerardo attraverso i luoghi.
La Basilica.
La tomba.
Gli ambienti legati alla memoria del Santo.
Le immagini lasciate da generazioni di pellegrini.
Le testimonianze della devozione delle mamme e dei bambini.
La presenza dei Redentoristi.
Per un catechista, un pellegrinaggio in un luogo simile può diventare una forma di catechesi diversa da quella svolta in aula.
La fede viene raccontata attraverso la memoria, l'arte, lo spazio, il silenzio, la liturgia e l'esperienza del pellegrinaggio.
Materdomini diventa così non soltanto la meta di una devozione, ma una sorta di grande catechesi visibile sulla vita di Gerardo.
Catechesi e pietà popolare
L'incontro regionale assumeva inoltre un significato particolare per il rapporto tra catechesi e religiosità popolare.
San Gerardo appartiene profondamente alla devozione del Mezzogiorno.
Le processioni, le immagini conservate nelle abitazioni, i pellegrinaggi familiari a Materdomini, le preghiere delle madri, i bambini vestiti con l'abito gerardino e le numerose testimonianze di grazie ricevute hanno trasmesso la sua memoria spesso prima e oltre la catechesi istituzionale.
Si tratta di un patrimonio che non può essere semplicemente ignorato.
Il compito della catechesi è piuttosto quello di aiutare a comprenderne il significato cristiano più profondo.
Dietro la richiesta di una grazia c'è la fiducia in Dio.
Dietro il pellegrinaggio c'è il desiderio di mettersi in cammino.
Dietro la venerazione di una reliquia c'è la memoria concreta di una persona che ha cercato di vivere radicalmente il Vangelo.
Dietro l'immagine del protettore delle mamme e dei bambini c'è la chiamata ad accogliere e proteggere realmente la vita fragile.
In questa prospettiva, il patrimonio della devozione gerardina diventa un terreno straordinariamente fertile per l'evangelizzazione.
Dalla devozione all'annuncio
L'Anno Gerardino ha mostrato ripetutamente questa volontà di non separare devozione e formazione.
Le grandi celebrazioni popolari sono state affiancate da convegni di studio, incontri con religiosi, momenti dedicati ai giovani e iniziative culturali.
Le tre giornate dei catechisti si collocano esattamente dentro questo percorso.
La memoria di San Gerardo non viene conservata soltanto ripetendo ciò che le generazioni precedenti hanno raccontato.
Deve essere consegnata nuovamente, utilizzando linguaggi capaci di raggiungere persone che vivono in condizioni completamente differenti da quelle del Settecento.
È questo uno dei compiti fondamentali del catechista.
Non modificare il Vangelo per renderlo moderno, ma trovare il modo di farne comprendere la forza a uomini e donne del proprio tempo.
San Gerardo, sotto questo profilo, offre un esempio sorprendentemente attuale: non possedeva una grande cultura teologica, eppure riusciva a comunicare la fede attraverso la vicinanza alle persone.
Tre giorni che conducono alla domenica
Le giornate del 26, 27 e 28 giugno conducevano alla domenica conclusiva.
Ed è proprio la conclusione del 28 giugno a dare all'intero fine settimana un carattere particolarmente suggestivo.
Dopo le giornate dedicate ai catechisti, il Santuario aveva infatti programmato per l