28 GIUGNO 2026 – IL CANTO BENEVENTANO A MATERDOMINI
28 GIUGNO 2026 | MATERDOMINI – CAPOSELE (AV), ITALIA
La Schola Cantorum OrbiSophia porta nel Santuario di San Gerardo Maiella le antiche preghiere del Canto Beneventano, in un incontro tra musica, storia e spiritualità.
Al termine della Messa vespertina, il Santuario di San Gerardo Maiella a Materdomini si è trasformato idealmente in uno spazio nel quale musica, storia e preghiera potevano incontrarsi.
La Schola Cantorum OrbiSophia ha portato a Materdomini un repertorio antichissimo: il Canto Beneventano, una delle più antiche tradizioni liturgico-musicali dell'Europa occidentale.
Il Santuario presentava l'appuntamento come un percorso attraverso preghiere appartenenti alla tradizione beneventana e risalenti alle sue origini altomedievali.
Era quindi un salto indietro di oltre mille anni.
Prima ancora che Gerardo nascesse.
Prima della fondazione dei Redentoristi.
Prima di Sant'Alfonso.
Le melodie riportavano idealmente l'ascoltatore a un'epoca nella quale il territorio dell'Italia meridionale aveva sviluppato una propria tradizione liturgica e musicale.

Un patrimonio nato nell'Italia meridionale
Il Canto Beneventano si sviluppò nell'area del Ducato e poi Principato longobardo di Benevento e fu praticato in diversi centri dell'Italia meridionale.
La sua diffusione interessò un'area molto ampia, da Benevento e Montecassino fino alla Puglia e, attraverso l'Adriatico, alla costa dalmata. Il repertorio fu progressivamente sostituito dal canto romano-gregoriano e cadde in disuso nell'XI secolo; tuttavia più di 150 melodie sono conservate in manoscritti e frammenti risalenti soprattutto alla fine del X e all'XI secolo.
È importante quindi non considerarlo semplicemente una variante locale del canto gregoriano.
Si tratta di una tradizione liturgico-musicale autonoma, legata alla storia della Chiesa nell'Italia meridionale e alla cultura longobarda di Benevento. Anche le fonti specialistiche sottolineano le differenze strutturali e stilistiche rispetto al repertorio gregoriano.
Ascoltarlo nel Santuario di Materdomini significava far tornare a risuonare, nel cuore dell'Irpinia, una delle voci più antiche della cristianità meridionale.
La Schola Cantorum OrbiSophia
A rendere possibile questo recupero è stata la Schola Cantorum OrbiSophia, formazione specializzata proprio nell'interpretazione del repertorio beneventano.
La Schola è nata a Benevento nel 2019 per iniziativa di Tetyana Shyshnyak insieme a un gruppo di cantori interessati alla riscoperta delle antiche melodie. Il gruppo ha sviluppato la capacità di cantare direttamente dalla notazione neumatica beneventana dell'XI secolo e negli anni successivi ha portato questo repertorio in numerosi luoghi italiani.
Alle spalle della Schola opera l'Associazione culturale internazionale OrbiSophia, fondata a Benevento nel 2017 da Tetyana Shyshnyak e dallo studioso Matthew Peattie, con l'obiettivo specifico di studiare, conservare e divulgare il Canto Beneventano.
La collaborazione tra ricerca musicologica ed esecuzione è uno degli elementi più interessanti del progetto.
Le melodie non vengono semplicemente reinventate sulla base di un'idea moderna della musica medievale.
Il lavoro parte dai manoscritti, dalla loro notazione e dagli studi specialistici necessari per rendere nuovamente cantabile un repertorio rimasto per secoli affidato alle pergamene.
Dalle pergamene alla voce
Il passaggio è affascinante.
Un manoscritto medievale conserva dei segni.
Lo studioso cerca di comprenderli.
Il musicista li trasforma nuovamente in suono.
Il coro restituisce quel suono a una chiesa.
E una preghiera che per secoli è esistita soltanto sulla pergamena torna ad avere una voce.
OrbiSophia lavora proprio su questo processo. Le edizioni elaborate nell'ambito del progetto partono dai neumi dell'XI secolo, trascrivendoli in forme che consentano agli interpreti contemporanei di recuperare le melodie e riportarle all'esecuzione.
Nel concerto di Materdomini, quindi, l'ascoltatore non era posto semplicemente davanti a “musica antica”.
Era messo in contatto con preghiere antiche tornate a essere pronunciate attraverso il canto.

Perché un concerto-meditazione
Il programma ufficiale del Santuario descriveva la serata come un'occasione per unire note antiche, preghiera e contemplazione, indicando espressamente come finalità non soltanto la bellezza musicale ma anche l'ascolto interiore.
Questa impostazione spiega la scelta dell'orario.
Il concerto iniziava alle 19.20, subito dopo la Messa delle 18.30.
Non era quindi collocato come un evento culturale indipendente dalla vita liturgica del Santuario.
La celebrazione eucaristica introduceva alla successiva esperienza di ascolto.
Dalla parola proclamata e dall'Eucaristia si passava alla preghiera cantata.
Due epoche lontanissime che si incontrano
Il collegamento con San Gerardo può sembrare inizialmente insolito.
Gerardo visse nel Settecento.
Il Canto Beneventano appartiene a un'epoca molto precedente.
Eppure esiste un punto d'incontro profondo: la preghiera.
San Gerardo non conobbe il Canto Beneventano nella forma recuperata oggi dagli studiosi. Non sarebbe quindi corretto stabilire un collegamento storico diretto tra il Santo e questo repertorio.
Il rapporto è invece spirituale e territoriale.
Da una parte c'è una delle più antiche tradizioni cristiane dell'Italia meridionale.
Dall'altra c'è un giovane meridionale del XVIII secolo che fece della preghiera il centro della propria esistenza.
Il concerto del 28 giugno metteva così in dialogo due differenti stratificazioni della storia religiosa del Mezzogiorno.
Dal catechismo alla musica: modi diversi di trasmettere la fede
La collocazione del Concerto-Meditazione nella giornata conclusiva dell'incontro dei catechisti della Campania assumeva infine un significato particolarmente interessante.
La fede non viene trasmessa soltanto attraverso una lezione.
Può essere raccontata attraverso una biografia.
Attraverso un'immagine.
Attraverso un pellegrinaggio.
Attraverso il silenzio.
E può essere trasmessa attraverso la musica.
Il fine settimana del 26-28 giugno 2026 riuniva così due dimensioni apparentemente lontane: la catechesi e il canto medievale.
Entrambe, però, rispondevano alla stessa necessità: consegnare un patrimonio ricevuto alle generazioni successive senza trasformarlo in qualcosa di morto.
Il catechista riceve la fede e cerca un linguaggio per comunicarla.
La Schola Cantorum riceve antichi segni musicali e restituisce loro una voce.
In entrambi i casi c'è una tradizione che non viene semplicemente conservata: viene nuovamente resa viva.
Materdomini, memoria che continua a parlare
Queste giornate mostrano bene una delle caratteristiche più interessanti del III Centenario.
Materdomini non è stata soltanto il luogo delle grandi celebrazioni dedicate a San Gerardo.
Il Santuario ha cercato di diventare anche luogo di formazione, studio, cultura e incontro.
Il 26-28 giugno, l'attenzione è stata rivolta a coloro che nelle parrocchie hanno il compito quotidiano di accompagnare bambini, ragazzi e adulti nel cammino della fede.
La sera del 28 giugno, quello stesso Santuario ha accolto una forma di preghiera che proveniva da oltre mille anni di storia.
Da una parte, quindi, il futuro della trasmissione della fede.
Dall'altra, una delle sue radici più antiche.
Al centro, San Gerardo.
Un giovane nato a Muro Lucano trecento anni prima, diventato attraverso la semplicità della propria vita uno straordinario comunicatore del Vangelo.
Le giornate del 26-28 giugno 2026 hanno così unito formazione, memoria e bellezza: i catechisti chiamati a trasmettere la fede nel presente e le antiche voci del Canto Beneventano chiamate a far risuonare nuovamente una preghiera nata più di mille anni fa.
Nel Santuario di San Gerardo, passato e futuro si sono incontrati attorno alla stessa domanda: come continuare a parlare di Dio all'uomo di oggi.