6 SETTEMBRE 2026 – MATERDOMINI
6 SETTEMBRE 2026 | MATERDOMINI – CAPOSELE (AV), ITALIA
Migliaia di pellegrini, celebrazioni fin dal mattino, la grande processione e la storica fiera trasformano Materdomini in un grande santuario a cielo aperto.
Domenica 6 settembre 2026, Materdomini di Caposele ha celebrato la Prima Festa tradizionale di San Gerardo Maiella, uno degli appuntamenti più antichi e profondamente radicati nella devozione popolare verso il Santo.
Nel 2026 la ricorrenza ha assunto un significato eccezionale: cadeva infatti nell'anno del III Centenario della nascita di San Gerardo, a cinque mesi esatti dal 6 aprile, giorno nel quale a Materdomini erano state aperte solennemente le celebrazioni per i trecento anni dalla nascita del Santo a Muro Lucano.
Il calendario ufficiale del Santuario indicava espressamente il 6 settembre come data della “Prima festa tradizionale di San Gerardo”. La coincidenza era perfetta: la tradizione stabilisce infatti questa celebrazione nella prima domenica di settembre, che nel 2026 cadeva proprio il giorno 6.
Non era ancora la festa liturgica del Santo, fissata al 16 ottobre, anniversario della morte avvenuta a Materdomini nel 1755. Quella di settembre è una festa diversa, nata e cresciuta attraverso la devozione dei pellegrini: una grande giornata popolare nella quale Materdomini diventa punto d'incontro di famiglie e gruppi provenienti soprattutto dalla Campania, dalla Basilicata e dalla Puglia.

Due feste per San Gerardo
Per comprendere pienamente il 6 settembre è necessario partire da una caratteristica particolare della tradizione di Materdomini.
Qui San Gerardo viene celebrato attraverso due grandi appuntamenti annuali.
Il primo cade all'inizio di settembre ed è conosciuto tradizionalmente come “Prima Festa”; oggi viene indicato anche come “Grande Festa”. Il secondo è la solennità liturgica del 16 ottobre, giorno della morte del Santo e della sua nascita al Cielo.
La distinzione non è semplicemente cronologica.
Il 16 ottobre appartiene direttamente al calendario liturgico e alla memoria della morte di Gerardo.
La prima domenica di settembre appartiene invece in maniera particolarmente forte alla storia del pellegrinaggio popolare.
È la festa del popolo che raggiunge Gerardo.
È la festa delle strade piene di pellegrini, delle famiglie, dei gruppi parrocchiali, delle bancarelle, dei canti e della lunga processione.
Il Santuario stesso inserisce stabilmente la prima domenica di settembre tra i principali appuntamenti gerardini dell'anno. Anche la scheda ufficiale del Catalogo generale dei Beni Culturali dedicata al complesso di Materdomini registra la prima domenica di settembre come Festa di San Gerardo, distinta dalla solennità del 16 ottobre.
Una tradizione che viene da lontano
La Prima Festa non è dunque un'invenzione recente.
Una cronaca dei Redentoristi dedicata alla ricorrenza la definisce esplicitamente una festa “storica”, descrivendo ciò che avviene tradizionalmente a Materdomini nella prima domenica di settembre: fin dalle prime ore del mattino le strade cominciano a riempirsi di pellegrini provenienti da differenti paesi e i loro canti accompagnano l'arrivo al Santuario.
Nel tempo la celebrazione ha assunto la denominazione di Grande Festa di San Gerardo, ma ha conservato il carattere della precedente Prima Festa. La documentazione territoriale dell'Irpinia ricorda infatti che la denominazione “Grande Festa”, introdotta nel 2019, prosegue proprio la tradizione della storica celebrazione della prima domenica di settembre.
Nel 2026, pertanto, non si celebrava un evento creato per il Tricentenario.
Era una tradizione molto più antica che entrava nell'Anno Gerardino e che, proprio per questo, assumeva un valore ancora maggiore.

Materdomini si sveglia con i pellegrini
La Prima Festa comincia molto prima della processione.
Il suo primo grande protagonista è il pellegrinaggio.
Fin dalle prime ore della mattina Materdomini cambia volto. Il piccolo centro, normalmente raccolto attorno al Santuario, viene progressivamente attraversato da un flusso continuo di persone.
Alcuni raggiungono il paese in automobile o con pullman organizzati.
Altri appartengono a gruppi parrocchiali e associazioni.
La tradizione conserva anche la presenza di pellegrini che affrontano almeno una parte del percorso a piedi, continuando un modo antico di raggiungere San Gerardo. La documentazione sulla festa sottolinea proprio questa dimensione interregionale della devozione, con pellegrini provenienti soprattutto dalla Campania e dalle regioni vicine.
È un movimento che racconta una storia molto più lunga della singola giornata.
Per generazioni, raggiungere Materdomini ha significato partire da un paese, affrontare un viaggio e arrivare davanti alla tomba del Santo portando con sé una richiesta, una promessa o un ringraziamento.
«Sono pellegrino, non risento del cammino»
La memoria redentorista della Prima Festa conserva anche uno dei canti che tradizionalmente accompagnano l'arrivo dei fedeli:
«Sono pellegrino, non risento del cammino, San Gerardo mio prega per me…»
È difficile trovare parole più adatte a descrivere l'identità della festa.
Il pellegrino non è semplicemente un visitatore.
Il cammino stesso diventa parte della preghiera.
La stanchezza.
L'attesa.
L'arrivo.
L'ingresso nel Santuario.
La visita alla tomba.
La partecipazione alla Messa.
Tutto appartiene a un unico gesto.
Nel 2026 quelle parole assumevano un significato ulteriore. Molti dei pellegrini che raggiungevano Materdomini lo facevano nell'anno in cui si ricordavano i trecento anni dalla nascita di Gerardo.

Le Messe durante tutta la giornata
Il centro religioso della festa rimane naturalmente l'Eucaristia.
Nel mese di settembre il Santuario prevede nelle domeniche un programma particolarmente intenso, con celebrazioni alle 8.00, 9.00, 10.00, 11.00, 12.00, 16.30, 17.30 e 19.00. Il servizio delle confessioni festive è previsto dalle 7.30 alle 12.30 e nuovamente dalle 16.00 alle 19.00.
La successione delle Messe consente ai numerosi pellegrini di distribuire la propria partecipazione lungo l'intera giornata.
È un particolare importante perché mostra la vera natura della festa.
La processione è certamente il momento più spettacolare e visibile, ma il cuore rimane il Santuario: la Messa, la confessione, la preghiera davanti a San Gerardo e la visita alla sua tomba.
Davanti alla tomba del Santo
Per molti pellegrini il momento più personale della giornata è proprio quello nel quale la dimensione collettiva della festa lascia spazio al silenzio.
Materdomini custodisce il luogo nel quale Gerardo morì il 16 ottobre 1755, dopo essere stato assegnato alla casa redentorista nel giugno 1754. Dopo la sua morte, la fama di santità attirò progressivamente i fedeli alla sua tomba, trasformando il luogo in una delle principali mete della devozione gerardina.
Davanti a quella tomba arrivano da generazioni intenzioni estremamente diverse.
Una madre che prega per un figlio.
Una coppia che desidera una gravidanza.
Una famiglia che ringrazia.
Una persona malata.
Qualcuno che porta il nome Gerardo per una promessa familiare.
Qualcuno che ritorna dopo molti anni.
La grande festa collettiva è costruita da migliaia di queste piccole storie individuali.
San Gerardo, le mamme e i bambini
La presenza delle famiglie è una delle caratteristiche più riconoscibili della festa.
San Gerardo è venerato in maniera particolare come protettore delle mamme e dei bambini, e Materdomini conserva una delle testimonianze più impressionanti di questa devozione: la celebre Sala dei Fiocchi, ricoperta di fiocchi rosa e celesti e fotografie lasciate dalle famiglie in segno di affidamento o di ringraziamento.
Durante la Prima Festa, vedere genitori con bambini piccoli, passeggini e famiglie intere significa osservare la continuazione concreta di questa storia.
Non si tratta soltanto di una tradizione del passato.
Ogni nuova famiglia che arriva a Materdomini aggiunge un piccolo capitolo alla storia della devozione gerardina.
La Fiera di San Gerardo
Accanto alla dimensione religiosa, il 6 settembre 2026 si è rinnovata anche la storica Fiera di San Gerardo.
Non si tratta di un elemento ricostruito genericamente dalla tradizione: il Comune di Caposele aveva formalmente avviato già il 13 gennaio 2026 la procedura per la partecipazione degli operatori commerciali alla fiera, indicando espressamente come prima data fieristica dell'anno la prima domenica di settembre 2026, fissata al 6 settembre.
Per l'intera giornata, dunque, la dimensione religiosa del pellegrinaggio si intrecciava con quella popolare della fiera.
È un'accoppiata antica, comune a molti grandi santuari del Mezzogiorno.
Il pellegrino raggiunge il Santo, partecipa alla celebrazione, incontra altri pellegrini e attraversa poi le strade trasformate dalla festa.
Sacralità e socialità non vivono necessariamente in spazi separati.
La Prima Festa di Materdomini è anche questo: una giornata nella quale la religiosità popolare coinvolge l'intero paese.

Il pomeriggio: San Gerardo esce dal Santuario
Il momento più atteso arriva nel pomeriggio con la grande processione.
La statua di San Gerardo lascia il Santuario e attraversa le strade di Materdomini accompagnata da una folla di fedeli. La tradizione della Grande Festa prevede che al simulacro si affianchino stendardi raffiguranti il Santo e alcuni dei principali episodi della sua vita.
È uno dei momenti nei quali il significato della festa diventa immediatamente visibile.
Durante la mattina sono stati i pellegrini ad andare da Gerardo.
Nel pomeriggio, simbolicamente, è Gerardo ad andare incontro ai pellegrini.
La statua esce dalla Basilica.
Attraversa le strade.
Passa davanti alle case.
Entra nel tessuto quotidiano del paese.
La devozione esce dallo spazio del Santuario e diventa pubblica.
Una lunga processione tra le montagne dell'Irpinia
La processione di settembre è tradizionalmente molto partecipata. Le fotografie storiche della festa mostrano con grande efficacia la dimensione dell'evento: la statua del Santo, i sacerdoti, gli stendardi e una massa di fedeli che occupa le strade e gli spazi attorno al Santuario.
Il paesaggio contribuisce in maniera decisiva all'identità della celebrazione.
Materdomini si trova nell'Alta Irpinia, circondata dai rilievi dei Monti Picentini e vicina alle sorgenti del Sele.
Il grande complesso del Santuario, il verde delle montagne e la folla dei pellegrini costruiscono un'immagine ormai inseparabile dalla festa.
In quei momenti il piccolo centro assume dimensioni completamente differenti da quelle della vita ordinaria.
Gli stendardi raccontano Gerardo
Particolarmente interessante è la presenza degli stendardi dedicati agli episodi della vita del Santo.
La processione diventa così anche una forma di racconto.
Gerardo non viene soltanto portato per le strade attraverso la sua statua.
La sua storia viene mostrata.
Gli episodi della vita, i simboli, le immagini e i segni della devozione accompagnano il corteo e consentono anche a chi osserva di riconoscere alcune tappe della sua vicenda.
È una vera forma di catechesi popolare per immagini.
Prima dei libri, dei siti internet e dei documentari, erano proprio processioni, statue, stendardi, santini e racconti familiari a trasmettere la conoscenza dei santi da una generazione all'altra.
La Prima Festa conserva ancora questa capacità narrativa.
Una festa diversa dal 16 ottobre
È importante non confondere il 6 settembre con la grande solennità del 16 ottobre.
Le due ricorrenze possiedono caratteristiche differenti.
La Prima Festa di settembre è profondamente legata al pellegrinaggio popolare, alla fiera e alla processione della prima domenica del mese.
Il 16 ottobre è invece la solennità liturgica di San Gerardo, preceduta dalla novena del 7-15 ottobre e dalla commemorazione del Transito del 15 ottobre.
Insieme, le due date raccontano due dimensioni complementari della devozione.
Settembre è soprattutto la grande festa del popolo pellegrino.
Ottobre è la memoria liturgica del Santo nel giorno della sua nascita al Cielo.
Una festa ancora più significativa nel 2026
Nel 2026 tutto questo si inseriva però in un contesto irripetibile.
Trecento anni prima, il 6 aprile 1726, Gerardo era nato a Muro Lucano.
Tre secoli dopo, la Prima Festa di Materdomini cadeva nel pieno dell'Anno Gerardino.
Nei cinque mesi precedenti erano già accaduti eventi straordinari.
L'apertura del Tricentenario.
La peregrinatio delle reliquie.
Gli incontri della vita consacrata.
Il convegno di studio dell'11 giugno.
L'incontro dei catechisti.
Il pellegrinaggio a piedi “Dalla Culla alla Tomba” da Muro Lucano a Materdomini.
Il meeting internazionale dei giovani redentoristi.
L'ostensione straordinaria dell'urna del 15 agosto.
La festa del 6 settembre diventava quindi il momento nel quale tutta questa programmazione straordinaria incontrava una delle tradizioni popolari più consolidate di Materdomini.
Il Tricentenario entrava nella festa di sempre.
E la festa di sempre diventava, per una volta, la festa dei trecento anni.
Muro Lucano e Materdomini, ancora una volta
Anche durante questa giornata rimane sullo sfondo il rapporto tra i due grandi luoghi della vita gerardina.
Muro Lucano custodisce le origini.
Materdomini custodisce la tomba.
A Muro Gerardo nacque, crebbe, lavorò e maturò la propria vocazione.
A Materdomini trascorse l'ultimo periodo della vita, morì e cominciò quella straordinaria storia di devozione che avrebbe superato i confini italiani.
Il Tricentenario del 2026 ha avuto il merito di rendere ancora più evidente questo legame.
Non esistono due San Gerardo.
Il bambino di Muro Lucano, il giovane che lasciò la famiglia, il fratello redentorista e il Santo venerato a Materdomini sono la stessa persona.
La Prima Festa di settembre racconta soprattutto l'ultima parte di questa storia: ciò che accadde dopo Gerardo, quando il popolo cominciò a cercarlo e non smise più di raggiungerlo.
La festa del popolo gerardino
Forse è proprio questa la definizione più adatta per il 6 settembre 2026.
La festa del popolo gerardino.
Non soltanto una celebrazione organizzata dal Santuario.
Non soltanto una processione.
Non soltanto una fiera.
È l'incontro annuale di una comunità molto più grande dei confini di Materdomini.
Una comunità composta da persone che spesso non si conoscono tra loro, provengono da città e regioni differenti e arrivano con storie completamente diverse.
A unirle c'è Gerardo.
E quando la statua attraversa le strade circondata dalla folla, diventa visibile ciò che normalmente rimane disperso nelle singole famiglie: una devozione tramandata di generazione in generazione.
Trecento anni dopo, il pellegrinaggio continua
Il significato più profondo della Prima Festa del Tricentenario sta forse proprio qui.
Nel 1726 nessuno avrebbe potuto immaginare che il figlio di Domenico Maiella e Benedetta Galella, nato in una famiglia semplice di Muro Lucano, sarebbe diventato il centro di un pellegrinaggio capace di attraversare i secoli.
Gerardo visse soltanto ventinove anni.
La devozione nei suoi confronti ne ha già attraversati quasi trecento.
Il 6 settembre 2026, ancora una volta, Materdomini si è riempita di pellegrini.
Sono cambiate le strade.
Sono cambiati i mezzi con i quali si raggiunge il Santuario.
Sono cambiate le generazioni.
Ma è rimasto il gesto fondamentale: mettersi in cammino per andare da San Gerardo.
Nel III Centenario della sua nascita, la Prima Festa ha ricordato che la grandezza della devozione gerardina non si misura soltanto attraverso gli eventi straordinari organizzati per un anniversario.
Si misura soprattutto nella capacità di una tradizione di continuare a vivere.
Domenica 6 settembre 2026, la Prima Festa di Materdomini ha mostrato esattamente questo: trecento anni dopo la nascita di Gerardo, il suo popolo continua a mettersi in cammino.