Logo

7–10 SETTEMBRE 2026 – CIORANI ED EL ESPINO

7–10 SETTEMBRE 2026 | CIORANI – ITALIA / EL ESPINO – SPAGNA

Quattro giorni di silenzio, preghiera e fraternità tra Italia e Spagna, nel cuore dell'Anno Gerardino.

Dal 7 al 10 settembre 2026, mentre il III Centenario della nascita di San Gerardo Maiella entrava nella sua fase autunnale, i Missionari Redentoristi della Provincia Europa Sud hanno vissuto uno degli appuntamenti più importanti della loro vita religiosa: gli Esercizi spirituali annuali.

Per quattro giorni l'attività ordinaria delle comunità ha lasciato spazio al silenzio, all'ascolto della Parola di Dio, alla meditazione, alla celebrazione eucaristica e alla fraternità.

L'iniziativa si è svolta contemporaneamente nelle due principali aree della Provincia: a Ciorani, nel comune di Mercato San Severino, per i Redentoristi dell'area italiana; e in Spagna, nel monastero di El Espino, per quelli dell'area spagnola.

Nel 2026, però, gli Esercizi assumevano un carattere particolare. Il III Centenario della nascita di San Gerardo Maiella offriva infatti l'occasione per rileggere la vocazione redentorista attraverso la vita di uno dei figli più conosciuti di Sant'Alfonso.

Non semplicemente celebrare San Gerardo.

Ma interrogarsi su ciò che Gerardo può ancora insegnare ai Redentoristi di oggi.

1

02

Due Paesi, un unico ritiro

La scelta di svolgere contemporaneamente gli Esercizi in Italia e in Spagna rispecchiava la struttura della Provincia Redentorista Europa Sud.

Le distanze geografiche rendevano opportuno organizzare due sedi, ma il cammino spirituale era unitario.

A Ciorani, la predicazione venne affidata alla teologa morale Filomena Sacco.

A El Espino, in Spagna, il ritiro fu guidato da Padre Piotr Chyla C.Ss.R., coordinatore della Conferenza dei Redentoristi d'Europa.

Due luoghi.

Due gruppi.

Ma una stessa domanda:

come continuare a essere Redentoristi fedeli al carisma ricevuto in un mondo profondamente diverso da quello di Sant'Alfonso e San Gerardo?

CIORANI – ITALIA: TORNARE ALLE RADICI DELLA CONGREGAZIONE

Per il gruppo italiano, la scelta di Ciorani possedeva un significato che andava molto oltre la semplice disponibilità di una casa religiosa.

Ciorani è uno dei luoghi fondamentali della storia della Congregazione del Santissimo Redentore.

La Congregazione era stata fondata da Sant'Alfonso Maria de' Liguori nel 1732 a Scala, ma pochi anni dopo Ciorani divenne una delle sue prime basi stabili.

Nel 1735, il barone Angelo Sarnelli, su impulso del figlio Gennaro Maria Sarnelli, mise a disposizione di Sant'Alfonso il palazzo di famiglia e alcuni terreni. Quel luogo sarebbe progressivamente diventato uno dei centri più importanti della nascente comunità redentorista.

Proprio a Ciorani, nel 1743, si svolse il primo Capitolo Generale della Congregazione: Sant'Alfonso venne eletto Rettore Maggiore e prese forma il lavoro sulle Costituzioni e sulle Regole dell'Istituto, successivamente approvato dalla Santa Sede.

Trascorrere quattro giorni di Esercizi spirituali in questi ambienti significava quindi pregare dentro la propria storia.

Un luogo che parla di Sant'Alfonso, Sarnelli e San Gerardo

La memoria custodita a Ciorani non riguarda soltanto Sant'Alfonso.

Qui è profondamente presente anche il Beato Gennaro Maria Sarnelli, uno dei primi grandi compagni del Fondatore, missionario instancabile e figura determinante nei primi anni della Congregazione.

La Chiesa della Santissima Trinità è stata proclamata nel 2022 Santuario Diocesano del Beato Gennaro Maria Sarnelli e ne custodisce le spoglie.

Ma Ciorani appartiene anche alla geografia di San Gerardo Maiella.

Il complesso conserva ambienti e memorie legati alla sua presenza. La forza di questi luoghi sarebbe emersa nuovamente pochi giorni dopo gli Esercizi, quando un gruppo internazionale del Corso di Spiritualità Redentorista avrebbe descritto l'esperienza di percorrere gli ambienti legati a Sant'Alfonso, San Gerardo e al Beato Sarnelli come un ritorno concreto alle sorgenti del carisma.

Nel settembre del Tricentenario, dunque, Ciorani rappresentava un luogo ideale per fermarsi.

Qui il passato non aveva soltanto una funzione commemorativa.

Diventava una domanda rivolta al presente.

«Amati, chiamati, inviati»

Il percorso italiano aveva un titolo particolarmente significativo:

«Amati, chiamati, inviati. La follia evangelica che cambia il mondo».

Era già, in sé, un programma spirituale.

Tre parole descrivevano altrettanti movimenti:

amati → chiamati → inviati.

Prima viene l'amore di Dio.

Poi la vocazione.

Infine la missione.

La teologa morale Filomena Sacco costruì attorno a questa successione l'itinerario dei quattro giorni, intrecciando la Parola di Dio, la spiritualità di Sant'Alfonso e quella di San Gerardo Maiella.

La vita religiosa veniva così riletta non partendo innanzitutto dagli impegni, dalle strutture o dalle opere pastorali, ma dalla sorgente.

Prima di essere missionario, il Redentorista è una persona che si riconosce amata.

Da quell'esperienza nasce la chiamata.

E soltanto dopo può esistere un autentico invio missionario.

Amati: tutto comincia dall'amore

Il primo passaggio riportava i partecipanti alla radice della propria vocazione.

La missione cristiana non nasce da un progetto personale.

Non nasce dall'efficienza.

Non nasce nemmeno dalla necessità di mantenere in vita un'istituzione religiosa.

Nasce dall'esperienza di essere raggiunti dall'amore di Dio.

È un tema profondamente alfonsiano.

Sant'Alfonso pose infatti l'amore di Cristo Redentore al centro della propria spiritualità e della propria teologia morale. La vita cristiana, nella prospettiva alfonsiana, non può essere ridotta all'osservanza di norme: è innanzitutto risposta all'amore di Dio manifestato in Cristo.

Questa convinzione avrebbe trovato in Gerardo una traduzione esistenziale straordinariamente semplice.

Gerardo non fu un teologo.

Non studiò nelle grandi istituzioni ecclesiastiche.

Non scrisse trattati.

Eppure la sua esistenza mostra continuamente il desiderio di rispondere all'amore ricevuto con il dono completo di sé.

Chiamati: ritornare al primo «sì»

Il secondo passaggio riguardava la vocazione.

Ogni religioso possiede una storia personale della propria chiamata.

Un momento.

Una persona.

Un incontro.

Una domanda.

Talvolta una crisi.

Una decisione.

Gli Esercizi offrivano l'occasione per ritornare idealmente a quel punto e chiedersi che cosa fosse rimasto del primo entusiasmo.

Per San Gerardo questa dimensione possiede una forza particolare.

La sua vocazione non fu lineare.

Desiderava consacrarsi a Dio, ma incontrò ostacoli.

La sua salute fragile sembrava renderlo inadatto alla vita religiosa.

Fu rifiutato.

Dovette attendere.

E quando finalmente incontrò i missionari redentoristi, la sua determinazione esplose nella frase destinata a diventare una delle espressioni più conosciute della sua vita:

«Vado a farmi santo».

Nel 2026 quelle parole non venivano rivolte ai giovani del meeting di agosto, ma a uomini che la scelta religiosa l'avevano già compiuta.

La domanda diventava quindi differente:

dopo anni di vita redentorista, sto ancora andando a farmi santo?

Inviati: la vocazione diventa missione

Il terzo movimento conduceva dalla vita interiore verso gli altri.

Il Redentorista non è chiamato soltanto a una vita personale di preghiera.

La Congregazione nacque con una vocazione esplicitamente missionaria: annunciare la Copiosa Redemptio, l'abbondante Redenzione di Cristo, soprattutto alle persone più povere e spiritualmente abbandonate.

Gli Esercizi del 2026 riportavano quindi i partecipanti alla domanda fondamentale:

verso chi siamo inviati oggi?

Le periferie del XXI secolo non sono necessariamente identiche a quelle incontrate da Sant'Alfonso nel Settecento.

La povertà cambia forma.

L'abbandono può essere economico, ma anche affettivo, culturale, spirituale.

Può riguardare anziani soli.

Famiglie in difficoltà.

Giovani senza prospettive.

Migranti.

Persone lontane dalla fede.

Territori progressivamente spopolati.

Uomini e donne che apparentemente possiedono tutto, ma non trovano più un significato alla propria esistenza.

Il carisma rimane.

Cambiano i luoghi nei quali deve essere incarnato.

La «follia evangelica»

Il sottotitolo scelto per gli Esercizi italiani era altrettanto significativo:

«La follia evangelica che cambia il mondo».

Nell'Anno Gerardino, parlare di “follia evangelica” richiamava inevitabilmente San Gerardo.

Molte delle sue scelte apparvero incomprensibili secondo la logica ordinaria.

Lasciare la propria casa.

Accettare una vita povera.

Servire.

Obbedire.

Affidarsi a Dio anche nelle incomprensioni.

Continuare a cercare la volontà di Dio durante la prova.

Dal punto di vista dell'efficienza e dell'affermazione personale, Gerardo sembra quasi aver scelto di perdere.

Eppure proprio quella vita apparentemente piccola avrebbe esercitato un'influenza spirituale enorme.

Trecento anni dopo, milioni di persone conoscono il suo nome.

La “follia” evangelica diventa allora il rovesciamento delle priorità: non costruire la propria vita attorno al potere, al successo o al riconoscimento, ma attorno al Vangelo.

La misericordia come stile missionario

Uno dei temi proposti nelle meditazioni fu la misericordia come stile della missione.

Anche questo elemento appartiene profondamente alla tradizione alfonsiana.

Sant'Alfonso combatté una visione della morale cristiana eccessivamente rigorista, cercando una strada capace di unire verità, coscienza, misericordia e vicinanza alle persone.

Per un Redentorista del 2026 questa eredità continua a essere estremamente attuale.

Evangelizzare non significa giudicare dall'esterno.

Significa avvicinarsi.

Ascoltare.

Comprendere.

Accompagnare.

E soltanto dentro questa relazione annunciare la possibilità della Redenzione.

San Gerardo incarnò questa prossimità attraverso una modalità tutta sua: entrava facilmente in rapporto con persone semplici, famiglie, donne, bambini, poveri e malati.

Non possedeva l'autorità derivante dal sacerdozio.

Possedeva quella della credibilità della vita.

La pace che nasce dalla volontà di Dio

Un altro nucleo delle meditazioni riguardava la pace interiore che nasce dall'abbandono alla volontà di Dio.

Qui il collegamento con Gerardo diventava ancora più diretto.

La volontà di Dio è probabilmente la chiave più conosciuta della sua spiritualità.

Non un atteggiamento passivo.

Non rassegnazione.

Piuttosto la ricerca costante di ciò che Dio chiedeva in ogni situazione.

È la spiritualità riassunta nella celebre espressione gerardina:

«Qui si fa la volontà di Dio, come vuole Dio e fino a quando vuole Dio».

Negli Esercizi del Tricentenario, quella frase poteva essere riletta non come una citazione devozionale, ma come domanda per la vita religiosa contemporanea.

Fare la volontà di Dio anche quando significa cambiare.

Lasciare un incarico.

Accettarne un altro.

Ripensare una presenza pastorale.

Vivere una comunità nuova.

Affrontare l'invecchiamento.

Accettare la fragilità.

Continuare a essere missionari anche quando le condizioni non sono quelle desiderate.

Il silenzio: quando non servono altre parole

La cronaca degli Esercizi sottolinea che le giornate non furono costituite soltanto dalle meditazioni.

Ci furono preghiera personale, ascolto e silenzio.

Ed è proprio il silenzio a distinguere un ritiro spirituale da un convegno.

Non si trattava di acquisire semplicemente nuove conoscenze su Sant'Alfonso o San Gerardo.

Bisognava permettere a quelle vite di interrogare la propria.

Per questo serviva il tempo vuoto.

Il tempo nel quale non parla il predicatore.

Non parla il confratello.

Non parla il telefono.

Rimane soltanto la persona davanti a Dio.

In una Congregazione nata per predicare, quattro giorni nei quali imparare nuovamente a tacere e ascoltare acquistavano un significato particolare.

La fraternità come parte degli Esercizi

Gli Esercizi furono anche un tempo di fraternità e condivisione.

La cronaca redentorista descrive un clima semplice e familiare nel quale le giornate contribuirono a rafforzare i rapporti tra confratelli.

È un aspetto essenziale della vita religiosa.

Il Redentorista non è missionario individualmente.

Vive in comunità.

Condivide tempi, responsabilità, difficoltà e decisioni.

Per questo la fraternità non costituisce una pausa rispetto alla spiritualità.

Ne è parte.

Mangiare insieme.

Parlare.

Raccontarsi.

Ascoltare un confratello.

Condividere le difficoltà della missione.

Pregare l'uno accanto all'altro.

Anche tutto questo apparteneva agli Esercizi.

EL ESPINO – SPAGNA: SAN GERARDO E LA VITA CONSACRATA

Contemporaneamente, i Redentoristi dell'area spagnola vivevano lo stesso tempo di ritiro nel Monastero di El Espino, storica presenza redentorista spagnola.

Qui la predicazione era affidata a Padre Piotr Chyla C.Ss.R., coordinatore della Conferenza Redentorista d'Europa.

Anche in Spagna il protagonista spirituale delle giornate era San Gerardo.

Padre Chyla ne propose una rilettura attuale, cercando di individuare gli elementi della sua esperienza capaci di parlare direttamente alla vita consacrata e alla missione contemporanea.

Cinque aspetti emergono in maniera particolare dalla documentazione del ritiro:

la fiducia nella volontà di Dio, la povertà evangelica, la vicinanza alle persone semplici, lo zelo apostolico e la profonda unione con Cristo.

3

La fiducia nella volontà di Dio

Il primo elemento riportava inevitabilmente al cuore della spiritualità gerardina.

Gerardo attraversò situazioni nelle quali avrebbe avuto molte ragioni per ribellarsi.

Fragilità fisica.

Rifiuti.

Incomprensioni.

La grave calunnia che lo colpì.

La malattia.

E infine la morte a ventinove anni.

La fiducia nella volontà di Dio non eliminò queste prove.

Gli consentì di attraversarle senza permettere che distruggessero il centro della sua vita.

Per i religiosi riuniti a El Espino, questo atteggiamento diventava una domanda estremamente concreta sulla capacità di vivere con fiducia anche i cambiamenti della vita personale, comunitaria ed ecclesiale.

4

La povertà evangelica

Il secondo tema riguardava la povertà.

Gerardo proveniva da una famiglia semplice.

Conobbe direttamente la precarietà.

E scelse successivamente la povertà religiosa.

Nel suo caso non si trattò quindi di un concetto astratto.

La povertà apparteneva alla sua esperienza umana prima ancora che alla sua professione religiosa.

Per il Redentorista contemporaneo, ricordare Gerardo significa chiedersi se la povertà evangelica rimanga una scelta capace di produrre libertà oppure rischi di ridursi semplicemente a una prescrizione delle Costituzioni.

La vicinanza alle persone semplici

Padre Chyla propose inoltre l'attenzione di Gerardo verso le persone più semplici.

È probabilmente una delle ragioni della straordinaria diffusione popolare della sua devozione.

Gerardo non creava distanza.

Le persone lo sentivano vicino.

Le famiglie gli parlavano.

Le madri gli affidavano i figli.

I poveri cercavano il suo aiuto.

Gli ammalati desideravano incontrarlo.

Questa prossimità possiede un valore missionario enorme.

Tre secoli dopo, essa continua a ricordare ai Redentoristi che l'annuncio del Vangelo diventa credibile quando chi annuncia sa prima di tutto stare vicino alle persone.

5

Lo zelo apostolico di un fratello laico

Un altro aspetto particolarmente interessante è lo zelo apostolico.

Gerardo non era sacerdote.

Era un fratello laico redentorista.

Non poteva quindi predicare le missioni popolari o amministrare i sacramenti come i confratelli sacerdoti.

Eppure fu profondamente missionario.

Lo fu attraverso il servizio.

Gli incontri.

Le conversazioni.

La carità.

Le lettere.

La capacità di condurre le persone verso Dio.

Questo elemento possiede un significato importante per tutta la Congregazione.

La missione non coincide con un ministero specifico.

È un modo di vivere.

Gerardo dimostra che si può essere profondamente missionari anche senza salire su un pulpito.

L'unione con Cristo

Tutto convergeva infine verso l'ultimo elemento: la profonda unione di Gerardo con Cristo.

Senza questa dimensione, tutti gli altri aspetti rischierebbero di diventare semplice filantropia.

Gerardo pregava.

Viveva intensamente l'Eucaristia.

Contemplava la Passione.

Cercava Cristo.

Ed è proprio da questa relazione che nasceva la capacità di servire.

Gli Esercizi del 7-10 settembre riportavano così i Redentoristi alla sorgente stessa della missione.

Prima di andare verso gli altri occorre ritornare a Cristo.

CIORANI ED EL ESPINO: DUE CAMMINI CHE SI RICONGIUNGONO

Il ritiro italiano e quello spagnolo seguirono quindi percorsi differenti ma convergenti.

A Ciorani:

Amati – Chiamati – Inviati.

A El Espino:

Volontà di Dio – Povertà – Prossimità – Missione – Unione con Cristo.

Al centro di entrambi rimaneva la stessa intuizione.

San Gerardo non doveva essere soltanto celebrato per il trecentesimo anniversario della nascita.

Doveva essere ascoltato.

E questo cambia completamente la prospettiva.

Un anniversario guarda normalmente al passato.

Gli Esercizi spirituali cercavano invece di chiedere al passato una parola per il futuro.

Un Tricentenario che interroga prima di celebrare

Il valore particolare dell'appuntamento del settembre 2026 sta proprio qui.

Molte iniziative del III Centenario erano inevitabilmente pubbliche.

Processioni.

Pellegrinaggi.

Convegni.

Concerti.

Celebrazioni solenni.

Ostensioni.

Gli Esercizi spirituali erano esattamente il contrario.

Non erano pensati per il pubblico.

Non cercavano visibilità.

Non avevano bisogno di grandi folle.

Erano rivolti ai figli spirituali della stessa famiglia religiosa alla quale Gerardo aveva scelto di appartenere.

Per quattro giorni i Redentoristi non hanno parlato agli altri di San Gerardo.

Hanno lasciato che fosse San Gerardo a parlare a loro.

La coincidenza con un altro grande cammino redentorista

Il settembre 2026 fu particolarmente intenso per Ciorani e per la Congregazione.

Proprio l'8 settembre, mentre erano in corso gli Esercizi, a Roma veniva inaugurato anche il Corso di Spiritualità Redentorista in lingua spagnola e portoghese, con la celebrazione presieduta dal Superiore Generale Padre Rogério Gomes C.Ss.R. nella chiesa di Sant'Alfonso.

Vi partecipavano Redentoristi provenienti da numerosi Paesi dell'America Latina e dalla Spagna.

Dopo la prima settimana romana, quel gruppo avrebbe raggiunto proprio Ciorani, dove avrebbe trascorso le due settimane successive approfondendo le origini del carisma.

Il settembre del Tricentenario vedeva quindi convergere due esperienze differenti.

Da una parte gli Esercizi annuali della Provincia Europa Sud.

Dall'altra un corso internazionale di spiritualità destinato a riportare Redentoristi provenienti da numerosi Paesi nei luoghi delle origini.

Ciorani tornava ad essere ciò che era stato fin dall'inizio:

una casa nella quale la famiglia redentorista ritorna alle proprie radici per comprendere meglio il proprio futuro.

Da Sant'Alfonso a San Gerardo, fino ai Redentoristi del 2026

Il collegamento storico è straordinariamente lineare.

1732: Sant'Alfonso fonda la Congregazione.

1735: Ciorani diventa una delle sue prime sedi stabili.

1743: vi si celebra il primo Capitolo Generale.

1749: Gerardo Maiella entra tra i Redentoristi.

1755: Gerardo muore a Materdomini.

2026: trecento anni dopo la sua nascita, i Redentoristi tornano a Ciorani e, contemporaneamente, si riuniscono a El Espino per chiedersi come vivere oggi lo stesso carisma.

La storia non veniva quindi semplicemente ricordata.

Diventava criterio di discernimento.

Il significato del 7–10 settembre nell'Anno Gerardino

Tra gli appuntamenti del III Centenario, gli Esercizi spirituali del 7-10 settembre 2026 occupano perciò un posto particolare.

Il giorno precedente, 6 settembre, Materdomini aveva accolto la grande Prima Festa tradizionale di San Gerardo, con pellegrini e devozione popolare.

Il 7 e l'8 settembre, contemporaneamente, le reliquie del Santo raggiungevano le piccole comunità cattoliche dell'Isola di Man.

E nello stesso momento, a Ciorani ed El Espino, i Redentoristi si ritiravano nel silenzio.

Tre immagini completamente differenti dello stesso Tricentenario.

Il popolo che raggiunge Gerardo.

Gerardo, attraverso le reliquie, che raggiunge il popolo.

I Redentoristi che si fermano per riscoprire Gerardo.

È proprio questa pluralità a mostrare la ricchezza dell'Anno Gerardino.

«Amati, chiamati, inviati»: il messaggio che resta

Alla conclusione del 10 settembre, i partecipanti sono tornati alle proprie comunità.

Le giornate di silenzio erano finite.

Riprendevano gli incarichi.

Le parrocchie.

I santuari.

La predicazione.

Le comunità.

Le responsabilità quotidiane.

Ma il ritiro aveva senso soltanto se qualcosa di quei quattro giorni fosse entrato nella vita ordinaria.

La cronaca della Congregazione sintetizzò l'esperienza ricordando che la missione nasce dall'incontro con Cristo Redentore e si alimenta nella preghiera, nella fraternità e nella fedeltà quotidiana al Vangelo.

Ed è forse questa la chiave migliore per comprendere il posto degli Esercizi spirituali nel III Centenario.

San Gerardo non è diventato Santo perché partecipò a grandi eventi.

La sua santità nacque dalla fedeltà quotidiana.

Dalla preghiera.

Dal servizio.

Dall'obbedienza.

Dalla carità.

Dalla capacità di ricominciare.

Dall'affidamento alla volontà di Dio.

Trecento anni dopo la sua nascita, i Redentoristi riuniti a Ciorani e a El Espino sono tornati proprio a questa sorgente.

Dal 7 al 10 settembre 2026 il Tricentenario ha quindi assunto una delle sue forme più raccolte e profonde: non una folla davanti a San Gerardo, ma i suoi confratelli nel silenzio; non semplicemente la celebrazione di ciò che Gerardo è stato, ma la domanda su ciò che il suo esempio continua a chiedere alla Congregazione che egli scelse come propria famiglia.

2

3

4

5

6

8

sangerardomaiella.it tutti i diritti riservati | TC65 S.r.l. - Corso XXII Marzo, 32/A, 20135, Milano - P.I. 01750830760 - capitale sociale 1.000.000,00 i.v. Contatti : info@sangerardomaiella.it | Privacy Policy