7 OTTOBRE 2026 – MATERDOMINI
7 OTTOBRE 2026 | MATERDOMINI – CAPOSELE (AV), ITALIA
Nel III Centenario della nascita di San Gerardo Maiella, il Santuario avvia nove giorni di preghiera in preparazione alla commemorazione del Transito e alla Solennità liturgica del 16 ottobre.
Mercoledì 7 ottobre 2026, il Santuario di San Gerardo Maiella a Materdomini di Caposele è entrato nel periodo più intenso e spiritualmente raccolto delle celebrazioni autunnali dedicate al Santo. Con l'apertura della Novena in preparazione alla festa liturgica del 16 ottobre, è iniziato un cammino di nove giorni destinato a condurre pellegrini e devoti fino alla commemorazione del Transito del 15 ottobre e alla grande solennità del giorno successivo.

Nel 2026 la Novena assumeva un significato irripetibile. Per la prima e unica volta veniva celebrata nell'anno del III Centenario della nascita di San Gerardo Maiella, nato a Muro Lucano il 6 aprile 1726. Il calendario ufficiale del Santuario confermava il 7 ottobre come giorno d'inizio della Novena, il 15 ottobre come giornata dell'Offerta dell'Olio e della Cerimonia del Transito e il 16 ottobre come Solennità liturgica di San Gerardo.
La celebrazione inaugurale del 7 ottobre è stata presieduta da Mons. Alfonso Raimo, da poco nominato Vescovo di Terni-Narni-Amelia. La cronaca pubblicata all'indomani dell'apertura documenta espressamente la sua presenza a Materdomini e l'inizio della solenne Novena nell'anno giubilare dei trecento anni dalla nascita del Santo.
Dal 7 al 15 ottobre: nove giorni verso il 16 ottobre
La Novena segue una scansione precisa: dal 7 al 15 ottobre, nove giornate consecutive di preparazione alla festa del 16 ottobre, anniversario della morte di Gerardo a Materdomini nel 1755.
Il 7 ottobre rappresenta quindi una vera soglia.
Dopo la grande Prima Festa tradizionale del 6 settembre, caratterizzata dal pellegrinaggio popolare e dalla processione, Materdomini entra con la Novena in una dimensione differente. Il centro non è più principalmente la grande manifestazione esterna della devozione, ma la preparazione interiore.
Per nove giorni il pellegrino è invitato a ritornare.
Pregare.
Confessarsi.
Partecipare all'Eucaristia.
Affidare un'intenzione.
Rileggere la vita del Santo.
Prepararsi al ricordo delle sue ultime ore.
La Novena non costituisce quindi un semplice conto alla rovescia verso la festa. È essa stessa parte integrante della festa.


Un ottobre diverso da tutti gli altri
Ogni anno Materdomini vive intensamente questi giorni.
Ma nell'ottobre 2026 era inevitabile avvertire una differenza.
San Gerardo non veniva ricordato soltanto nel giorno della sua morte: l'intero anno era dedicato ai tre secoli trascorsi dalla sua nascita.
Dal 6 aprile erano già passati per Materdomini migliaia di pellegrini. Si erano svolti incontri internazionali, giornate dedicate alla vita consacrata, ai catechisti e ai giovani, convegni, pellegrinaggi, momenti musicali e l'ostensione straordinaria dell'urna del 15 agosto. Il 6 settembre la Prima Festa aveva riportato una grande folla attorno al Santuario.
Il 7 ottobre iniziava però qualcosa di differente.
Il Tricentenario si avvicinava al momento nel quale avrebbe ricordato non la nascita, ma la conclusione della breve esistenza terrena di Gerardo.
Tra il 7 e il 16 ottobre, idealmente, i trecento anni della sua nascita incontravano i duecentosettantuno anni dalla sua morte.
Materdomini non è soltanto il luogo della festa
Per comprendere la Novena bisogna comprendere Materdomini.
Muro Lucano è il luogo delle origini: la nascita, la famiglia, l'infanzia, il lavoro di sarto e la ricerca della vocazione.
Materdomini è invece il luogo nel quale la vita di Gerardo raggiunse la sua conclusione.
Qui trascorse l'ultima parte della propria esistenza.
Qui affrontò la malattia.
Qui morì il 16 ottobre 1755, a soli ventinove anni.
Qui furono custodite le sue spoglie.
E qui cominciò a svilupparsi quel movimento incessante di pellegrini che avrebbe progressivamente trasformato Materdomini in uno dei principali centri della devozione gerardina.
Per questo la Novena celebrata in questo luogo possiede una forza particolare.
Non prepara genericamente alla memoria di un Santo.
Si svolge nel luogo della sua morte e davanti alle sue spoglie.


Il primo giorno: iniziare un cammino
Il 7 ottobre possiede un significato proprio.
In ogni Novena il primo giorno è quello della decisione.
Nessuno ha ancora percorso le nove tappe.
Tutto deve ancora cominciare.
Chi entra nel Santuario il primo giorno porta con sé ciò che è: le proprie speranze, le proprie difficoltà, le persone per le quali desidera pregare, un ringraziamento o una richiesta.
La tradizione gerardina rende questa dimensione particolarmente evidente.
A San Gerardo vengono affidate da generazioni le mamme, le donne in attesa, i bambini, le famiglie, i malati e le situazioni considerate particolarmente difficili. La stessa Novena tradizionale riflette questa pluralità di intenzioni.
Nel 2026, alle intenzioni personali si aggiungeva una dimensione collettiva: ringraziare per trecento anni di storia gerardina e chiedersi che cosa quella storia potesse ancora dire al presente.
La celebrazione presieduta da Mons. Alfonso Raimo
L'apertura della Novena fu affidata a Mons. Alfonso Raimo.
La sua presenza conferiva particolare solennità alla prima giornata e inseriva immediatamente il cammino dei nove giorni in una dimensione ecclesiale più ampia.
Il Santuario non celebrava infatti il proprio Santo isolandosi dalla Chiesa.
La presenza dei Vescovi, dei sacerdoti, dei religiosi e dei pellegrini durante le celebrazioni del Tricentenario aveva continuamente ricordato che Gerardo appartiene alla famiglia redentorista, ma la sua testimonianza è diventata patrimonio dell'intera Chiesa.
Proprio questo emerge con particolare evidenza durante la Novena.
Materdomini rimane il centro.
Ma le persone che vi convergono provengono da comunità differenti.
Nove giorni, non una sola celebrazione
Il significato della Novena sta anche nella ripetizione.
Pregare una volta può nascere dall'emozione di un momento.
Ritornare per nove giorni richiede invece fedeltà.
La tradizione cristiana della Novena educa proprio a questa perseveranza: la richiesta non viene semplicemente pronunciata e abbandonata, ma viene accompagnata giorno dopo giorno.
Dal 7 al 15 ottobre, quindi, la comunità di Materdomini entrava progressivamente nel mistero della vita di Gerardo.
Il primo giorno non poteva essere uguale al nono.
Man mano che il 16 ottobre si avvicinava, la memoria diventava sempre più intensa.
E il 15 ottobre avrebbe assunto un carattere completamente particolare.
Dal primo giorno al Transito
L'intera Novena del 2026 era infatti costruita verso una conclusione precisa.
7 ottobre: inizio.
15 ottobre: ultimo giorno della Novena, Offerta dell'Olio e Cerimonia del Transito.
16 ottobre: Solennità liturgica.
Il calendario ufficiale del Santuario scandisce chiaramente queste tre tappe.
La sera del 15 ottobre non si celebra semplicemente la vigilia.
Materdomini ricorda il Transito di Gerardo, cioè le sue ultime ore e il passaggio dalla vita terrena alla vita eterna.
Il pellegrino che aveva iniziato la Novena il 7 ottobre era dunque invitato a percorrere nove giorni fino a quella notte.
È quasi un accompagnamento spirituale.
Giorno dopo giorno ci si avvicina al letto del giovane Gerardo malato.
Fino al momento della morte.
E soltanto dopo, il 16 ottobre, arriva la festa.
Il paradosso cristiano del 16 ottobre
È una dinamica che potrebbe apparire contraddittoria.
Il 15 ottobre si ricorda un giovane che sta morendo.
Il 16 ottobre si celebra.
Ma proprio questo passaggio contiene il significato cristiano della festa dei Santi.
Il giorno della morte diventa il dies natalis, la nascita alla vita eterna.
Per questo la Novena non conduce verso una commemorazione funebre.
Conduce verso una festa.
La morte di Gerardo a ventinove anni non viene negata o nascosta. Viene attraversata alla luce della fede.
Il 7 ottobre comincia quindi un cammino che porta dal ricordo della vita terrena alla celebrazione della vita eterna.
«Qui si fa la volontà di Dio»
Nessuna preparazione alla festa di San Gerardo può essere separata dal nucleo fondamentale della sua spiritualità: la volontà di Dio.
Gerardo non costruì un complesso sistema teologico.
La sua spiritualità era essenziale e radicale.
Cercare Dio.
Amarlo.
Servirlo.
Accettarne la volontà.
La celebre espressione gerardina:
«Qui si fa la volontà di Dio, come vuole Dio e fino a quando vuole Dio»
riassume questa disposizione interiore.
Durante la Novena, quelle parole acquistano una particolare forza proprio perché il cammino conduce agli ultimi giorni della sua vita.
È relativamente semplice parlare della volontà di Dio quando tutto procede come desiderato.
Molto più difficile è pronunciarla davanti alla malattia, alla sofferenza e alla morte.
Gerardo arrivò proprio lì.
Ed è per questo che il suo affidamento continua a parlare a chi raggiunge Materdomini portando con sé situazioni che non riesce a comprendere.
La tomba: il cuore silenzioso della Novena
La parte più visibile delle celebrazioni è naturalmente la liturgia.
Ma esiste un'altra Novena, molto più silenziosa.
È quella vissuta davanti alla tomba di San Gerardo.
Qui non servono grandi parole.
Il pellegrino arriva con la propria storia.
Qualcuno resta pochi minuti.
Qualcuno più a lungo.
Qualcuno prega con formule tradizionali.
Qualcuno non riesce a pregare e rimane semplicemente in silenzio.
Qualcuno ringrazia.
Qualcuno piange.
Qualcuno porta la fotografia di una persona cara.
La forza di Materdomini sta anche in questa capacità di trasformare una devozione collettiva in un incontro profondamente personale.
Durante i nove giorni di ottobre, migliaia di intenzioni differenti finiscono simbolicamente nello stesso luogo.
Le mamme e i bambini
Una delle immagini più forti della devozione gerardina rimane naturalmente quella delle mamme e dei bambini.
San Gerardo è conosciuto in tutto il mondo proprio per questa particolare protezione.
La Sala dei Fiocchi del Santuario ne costituisce probabilmente la rappresentazione visiva più impressionante.
Migliaia di fiocchi rosa e azzurri, fotografie, nomi e ricordi raccontano altrettante storie familiari.
Ogni fiocco appartiene a qualcuno.
Dietro ogni fotografia c'è una famiglia.
Dietro molti di quei segni c'è una preghiera rivolta a Gerardo durante una gravidanza, un parto difficile, una malattia o un momento di paura.
Per questo, durante la Novena, la preghiera per la maternità e per la vita nascente non rappresenta un elemento accessorio.
Appartiene profondamente alla storia della devozione al Santo.
Le «cinte» e la devozione popolare
La Novena del 2026 ha mostrato anche un altro elemento caratteristico della religiosità popolare gerardina: le cinte votive portate e deposte nel Santuario.
Alla vigilia della festa, le cronache registravano numerose cinte offerte dai pellegrini come espressione di fede e devozione.
Questi segni appartengono a una forma di religiosità che non passa soltanto attraverso le parole.
Il pellegrino sente il bisogno di portare qualcosa.
Un cero.
Una cinta.
Un fiocco.
Un ex voto.
Un'immagine.
Un oggetto che renda visibile la propria preghiera.
È una caratteristica antica dei grandi santuari popolari e Materdomini continua a conservarla.
Una Novena che richiama fedeli da tutta Italia
La partecipazione non rimase circoscritta a Caposele o all'Irpinia.
La cronaca dell'ultimo giorno descrive la Novena del 2026 come molto partecipata, con fedeli giunti da diverse parti d'Italia per affidare al Santo richieste, speranze e ringraziamenti.
Questo dato aiuta a leggere retrospettivamente anche la giornata inaugurale del 7 ottobre.
La Novena iniziata quel mercoledì non sarebbe rimasta una celebrazione locale.
Nei giorni successivi avrebbe progressivamente richiamato pellegrini e gruppi fino a raggiungere il culmine nelle giornate del 15 e 16 ottobre.
Materdomini diventava ancora una volta punto di convergenza di una devozione che supera ampiamente i confini dell'Irpinia.
Dal 6 aprile al 7 ottobre: dalla nascita al compimento
Il 2026 permette anche una lettura simbolica particolarmente suggestiva.
Il 6 aprile, Materdomini aveva aperto ufficialmente il Tricentenario Gerardino. Il calendario del Santuario registra infatti la Cerimonia di apertura del Tricentenario proprio in quella data.
Sei mesi dopo, il 7 ottobre, iniziava la Novena.
Ad aprile lo sguardo era rivolto alla nascita di Gerardo.
In ottobre alla sua morte.
Tra queste due date si collocava idealmente tutta la sua esistenza.
Muro Lucano raccontava l'inizio.
Materdomini raccontava il compimento.
Il Tricentenario riusciva così a unire i due estremi della vita del Santo.
Dalla memoria alla domanda
Ma celebrare San Gerardo nel 2026 non significava soltanto ricostruire ciò che accadde tra il 1726 e il 1755.
La Novena poneva inevitabilmente una domanda al presente.
Che cosa rimane oggi della spiritualità di Gerardo?
La risposta non può essere soltanto nei pellegrinaggi, nelle statue o nelle celebrazioni.
Gerardo continua a essere attuale se la sua vita riesce ancora a provocare una scelta.
La fiducia nella Provvidenza.
La vicinanza ai poveri.
L'attenzione ai malati.
La difesa della vita.
L'amore per le famiglie.
La disponibilità al servizio.
La capacità di perdonare.
La fedeltà nelle prove.
L'affidamento alla volontà di Dio.
La Novena diventa allora un tempo nel quale la devozione deve trasformarsi in imitazione.
Il 7 ottobre come porta d'ingresso alla festa
Il valore storico della giornata del 7 ottobre 2026 sta proprio in questo.
Non fu ancora la grande festa.
Non fu ancora il Transito.
Non fu ancora il giorno delle grandi celebrazioni del 16 ottobre.
Fu l'inizio.
E ogni cammino ha bisogno di un primo passo.
Per nove giorni Materdomini avrebbe accompagnato i pellegrini verso la notte nella quale Gerardo concluse la propria vita.
Nel III Centenario, quel cammino assumeva una forza particolare.
Trecento anni prima era nato un bambino a Muro Lucano.
Ventinove anni dopo quel giovane moriva a Materdomini.
Nel 2026, generazioni che non lo avevano mai conosciuto continuavano a raggiungere la sua tomba.
La sera del 7 ottobre la Novena del Tricentenario ricordava proprio questo straordinario legame tra passato e presente: la vita terrena di Gerardo fu brevissima, ma la preghiera nata attorno alla sua memoria continua da quasi tre secoli.
E mentre Materdomini iniziava a prepararsi al 16 ottobre, per nove giorni la domanda non era soltanto quale grazia chiedere a San Gerardo.
Era anche quale parte della sua vita provare a portare nella propria.
