10–24 MAGGIO 2026 – PAGANI
La peregrinatio di San Gerardo nella città di Sant’Alfonso
Il simulacro con l’insigne reliquia giunge da Materdomini e attraversa le comunità di Pagani nel III Centenario della nascita
Dal 10 al 24 maggio 2026, Pagani ha accolto una delle tappe più significative della peregrinatio organizzata nell’ambito del III Centenario della nascita di San Gerardo Maiella. Il simulacro del Santo, accompagnato da un’insigne reliquia, è giunto nella città salernitana dopo aver sostato a Muro Lucano, Potenza e Deliceto. La permanenza a Pagani era stata inserita fin dall’inizio nel programma ufficiale predisposto dal Santuario di Materdomini per l’Anno Gerardino.
La scelta di Pagani aveva un significato che andava ben oltre quello di una normale tappa devozionale. Qui riposa infatti Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore alla quale Gerardo volle ardentemente appartenere. La città custodisce la Basilica pontificia dedicata a Sant’Alfonso e una presenza redentorista che costituisce uno dei riferimenti storici della Congregazione nell’Italia meridionale.
Il pellegrinaggio del maggio 2026 ha quindi idealmente ricongiunto il giovane fratello redentorista con la città del suo fondatore: Gerardo e Alfonso, due figure profondamente diverse per formazione e percorso umano, ma unite dalla stessa spiritualità e dalla stessa scelta di consacrare la propria esistenza all’annuncio della Redenzione.

10 MAGGIO – L’ARRIVO A PAGANI
La peregrinatio paganese è iniziata domenica 10 maggio, immediatamente dopo la conclusione della permanenza delle reliquie a Deliceto.
La prima comunità ad accogliere San Gerardo è stata la Parrocchia di Santa Maria del Carmine.
L’arrivo ha assunto fin dalle prime ore il carattere di un pellegrinaggio cittadino. I fedeli, guidati dal parroco don Enzo Di Nardi, si sono recati presso il Monastero delle Clarisse di Santa Chiara, dove ha avuto inizio una breve processione per accompagnare le reliquie verso la chiesa parrocchiale. La cronaca pubblicata dalla diocesi documenta espressamente questo passaggio e la successiva permanenza della reliquia nella comunità.
Il corteo rappresentava già, in piccolo, il significato dell’intera esperienza delle due settimane successive: San Gerardo non rimaneva chiuso in un unico santuario, ma veniva portato tra la gente, nelle parrocchie e nei luoghi nei quali si svolge la vita quotidiana della città.
SAN GERARDO E MARIA: DUE DEVOZIONI CHE SI INCONTRANO
La prima tappa nella Parrocchia di Santa Maria del Carmine possedeva anche un forte significato mariano.
Maggio è tradizionalmente il mese dedicato alla Vergine e la comunità paganese stava vivendo l’iniziativa “Maggio con Maria”, caratterizzata dalla celebrazione settimanale della Santa Messa nei parchi e nei cortili della parrocchia e dalla peregrinatio della statua della Madonna di Fatima.
In questo contesto arrivava San Gerardo, la cui spiritualità fu profondamente segnata dall’amore verso Maria.
L’accostamento appariva particolarmente naturale: da una parte la Vergine che nel Vangelo affida completamente la propria vita alla volontà di Dio; dall’altra Gerardo, che fece della stessa disponibilità uno dei cardini della propria esistenza.
La celebre espressione legata alla porta della sua stanza – “Qui si fa la volontà di Dio, come vuole Dio e fino a quando vuole Dio” – sintetizza efficacemente questa dimensione della sua spiritualità e fu richiamata proprio dalla comunità di Santa Maria del Carmine durante la visita.
11 MAGGIO – UNA GIORNATA DI PREGHIERA DAVANTI ALLE RELIQUIE
La presenza di San Gerardo nella parrocchia non si esaurì con l’accoglienza della domenica.
Per tutta la giornata successiva, lunedì 11 maggio, le reliquie rimasero a disposizione della comunità e dei fedeli che desideravano sostare in preghiera.
Fu probabilmente proprio questa dimensione più raccolta a esprimere meglio il senso della peregrinatio.
Accanto ai momenti pubblici e alle processioni, infatti, la presenza di una reliquia permette un incontro personale: ciascuno arriva con la propria storia, le proprie intenzioni, le preoccupazioni per la famiglia, per un figlio, per una malattia, per una maternità difficile o semplicemente con il desiderio di ringraziare.
San Gerardo, venerato in modo particolare come protettore delle mamme e dei bambini, è da sempre legato a una religiosità molto familiare e immediata.
La giornata dell’11 maggio offrì quindi uno spazio nel quale la dimensione pubblica del Tricentenario lasciò posto alla preghiera personale.
La stessa cronaca parrocchiale ricorda che le reliquie raccolsero per l’intera giornata le preghiere dei fedeli prima di riprendere il loro cammino.
DAL CARMINE AL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLE GALLINE
Conclusa la permanenza presso Santa Maria del Carmine, la peregrinatio proseguì verso uno dei luoghi religiosi e identitari più importanti di Pagani: il Santuario della Madonna delle Galline. Il trasferimento verso il Santuario è espressamente documentato dalla cronaca della comunità che aveva accolto le reliquie nei primi giorni.
Era un incontro particolarmente suggestivo.
San Gerardo entrava nel santuario mariano che rappresenta una delle espressioni più profonde della religiosità popolare dell’Agro nocerino-sarnese.
Il Santuario custodisce l’immagine della Madonna del Carmelo detta “delle Galline” e intorno ad essa si è sviluppata nei secoli una devozione capace di intrecciare fede, storia e tradizione popolare. PaganeseMania.it
La presenza di Gerardo in questo luogo creava quindi un collegamento tra due forme di devozione molto radicate nel popolo.
Da una parte Maria, verso la quale lo stesso Gerardo nutrì per tutta la vita un amore filiale; dall’altra il giovane fratello redentorista, diventato uno dei santi più amati dalle famiglie dell’Italia meridionale.

PAGANI E I REDENTORISTI: UNA TAPPA DAL VALORE PARTICOLARE
Per comprendere pienamente il significato delle giornate dal 10 al 24 maggio bisogna guardare alla storia redentorista della città.
Pagani è indissolubilmente legata a Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, fondatore nel 1732 della Congregazione del Santissimo Redentore.
La Basilica a lui dedicata custodisce le sue spoglie ed è ancora oggi uno dei grandi luoghi della memoria redentorista. Al suo interno esiste inoltre una cappella dedicata proprio a San Gerardo Maiella, segno di una devozione antica e profondamente radicata nella comunità.
Gerardo non fu sacerdote. Non ebbe la formazione intellettuale di Alfonso e non ricoprì incarichi di governo nella Congregazione.
Era un fratello laico.
Proprio questa apparente semplicità costituisce uno degli elementi più affascinanti della sua storia.
Nel 1749, a ventitré anni, lasciò Muro Lucano per seguire i missionari redentoristi. Da quel momento la Congregazione fondata da Sant’Alfonso diventò la sua famiglia religiosa.
Nel breve arco della sua vita consacrata, Gerardo trasformò mansioni quotidiane, viaggi, servizi alla comunità e incontri con la gente in altrettante occasioni per vivere il Vangelo.
Portare nel 2026 il simulacro e la reliquia di San Gerardo a Pagani significava quindi riportare simbolicamente un figlio spirituale nella casa del padre della sua famiglia religiosa.
UN PELLEGRINAGGIO TRA LE COMUNITÀ, NON UNA SEMPLICE ESPOSIZIONE
La caratteristica più interessante della tappa paganese è stata proprio la scelta della peregrinatio.
Il simulacro con l’insigne reliquia non era destinato a rimanere per quattordici giorni nello stesso luogo. Il progetto del Tricentenario prevedeva che la presenza di San Gerardo diventasse un'esperienza missionaria, capace di raggiungere differenti comunità.
L’arrivo presso Santa Maria del Carmine, la processione iniziata dal monastero delle Clarisse, la giornata di venerazione e il successivo trasferimento verso il Santuario della Madonna delle Galline mostrano chiaramente questa impostazione.
È un modo di vivere la devozione che richiama, per certi aspetti, lo stesso apostolato di Gerardo.
Durante la sua vita religiosa egli fu spesso inviato fuori dalle case redentoriste. Viaggiava, incontrava famiglie, portava lettere, svolgeva commissioni, visitava persone bisognose e manteneva rapporti con comunità religiose e laici.
Tre secoli dopo la nascita, era la sua memoria a mettersi nuovamente in cammino.
LA RELIQUIA COME SEGNO DI UNA PRESENZA
Nella tradizione cattolica, la venerazione delle reliquie non attribuisce all’oggetto un potere autonomo.
La reliquia rimanda alla persona che ha vissuto il Vangelo e, attraverso di essa, a Cristo.
Per questo, durante una peregrinatio, la reliquia diventa soprattutto un invito alla memoria e alla preghiera.
Nel caso di San Gerardo questa esperienza assume una dimensione particolarmente familiare.
Da generazioni mamme, donne in attesa di un figlio, bambini, giovani e persone che attraversano situazioni difficili si affidano alla sua intercessione. La Santa Sede, proprio nell'anno del Tricentenario, ha ricordato ufficialmente questa diffusione internazionale della devozione gerardina e il suo particolare legame con gestanti e bambini in occasione dell'emissione del francobollo commemorativo dell'8 maggio 2026. Poste Vaticane e Filatelia
La peregrinatio di Pagani ha consentito di portare questa devozione fuori dal Santuario di Materdomini e direttamente all’interno delle comunità.
NELLA CITTÀ DI SANT’ALFONSO, IL RITORNO DI UN FIGLIO REDENTORISTA
C’è infine un'immagine che sintetizza l'intero significato della permanenza paganese.
A Materdomini riposa San Gerardo .
A Pagani riposa Sant'Alfonso .
Il pellegrinaggio del 2026 ha idealmente accorciato la distanza tra questi due grandi luoghi della spiritualità redentorista.
Alfonso aveva fondato una Congregazione missionaria rivolta in modo particolare alle popolazioni più abbandonate. Gerardo entrò in quella Congregazione diciassette anni dopo la sua fondazione e ne incarnò il carisma in una maniera personalissima: attraverso la vita semplice di un fratello religioso, l'attenzione verso i poveri, la fiducia nella Provvidenza e una straordinaria capacità di avvicinare le persone a Dio.
Nel III Centenario della nascita, Pagani ha dunque accolto non un Santo estraneo alla propria storia, ma uno dei figli più amati della grande famiglia religiosa nata da Sant’Alfonso.

24 MAGGIO – LA CONCLUSIONE DELLA TAPPA PAGANESE
La permanenza programmata a Pagani si è conclusa domenica 24 maggio, dopo due settimane iniziate con l'arrivo del 10 maggio. Le date 10–24 maggio sono quelle indicate nel programma ufficiale del Tricentenario predisposto dal Santuario di Materdomini.
Si chiudeva così un'altra importante tappa della lunga peregrinatio gerardina del 2026.
Muro Lucano aveva riaccolto il proprio figlio nel luogo della nascita e dell'infanzia.
Deliceto aveva ricordato il giovane Gerardo entrato nella vita redentorista.
Pagani aveva ricongiunto la memoria del Santo con quella di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, il fondatore della Congregazione alla quale Gerardo aveva desiderato appartenere con tanta determinazione.
Materdomini continuava a rappresentarne la casa spirituale e il luogo nel quale riposano le sue spoglie.
Quattro luoghi, quattro momenti della stessa storia.
La peregrinatio del maggio 2026 li ha idealmente riuniti, trasformando il Tricentenario da semplice commemorazione di una nascita in un vero cammino attraverso la vita, la vocazione e l'eredità spirituale di San Gerardo Maiella.
Dal 10 al 24 maggio 2026 Pagani ha così vissuto il Tricentenario accogliendo San Gerardo nel cuore delle proprie comunità: un pellegrinaggio di fede che, nella città di Sant’Alfonso, ha fatto incontrare ancora una volta il fondatore dei Redentoristi e uno dei suoi figli spirituali più amati.

