11 GIUGNO 2026 – MATERDOMINI
11 GIUGNO 2026 | MATERDOMINI – CAPOSELE (AV), ITALIA
Nel III Centenario della nascita, studiosi e Redentoristi rileggono la vita e la spiritualità del Santo oltre la devozione popolare.
Giovedì 11 giugno 2026, Materdomini di Caposele ha ospitato uno degli appuntamenti culturali e spirituali più importanti dell'intero III Centenario della nascita di San Gerardo Maiella: un convegno di studio interamente dedicato alla sua figura, alla sua esperienza religiosa e all'attualità del messaggio lasciato dal giovane fratello redentorista nato a Muro Lucano il 6 aprile 1726.
L'incontro si è svolto alle ore 16.30 nella Sala Teatro del Santuario di San Gerardo Maiella ed è stato promosso dall'Arcidiocesi di Sant'Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia, dalla Provincia Redentorista dell'Europa del Sud e dal Santuario di San Gerardo Maiella.
Il titolo scelto indicava già la prospettiva dell'intera giornata:
«San Gerardo Maiella: testimone del Redentore ed evangelizzatore degli abbandonati, nel solco del carisma alfonsiano».
Non una semplice commemorazione biografica, dunque, ma il tentativo di tornare alle fonti e comprendere chi fosse realmente Gerardo, quale rapporto avesse con la società e con la Chiesa del Settecento, come avesse assimilato la Parola di Dio, quale fosse il centro della sua spiritualità e perché la sua vicinanza alle madri, ai bambini, ai poveri e alle persone fragili continui ancora oggi a esercitare un fascino straordinario.
Il convegno assumeva inoltre un'importanza particolare perché, come ricordato nel resoconto successivo dei Redentoristi, dal 1993 non veniva organizzato un momento di studio di tale rilievo dedicato specificamente alla testimonianza e al messaggio spirituale di San Gerardo.
Materdomini: studiare Gerardo nel luogo che custodisce la sua memoria

La sede scelta per il convegno non poteva essere più significativa.
Materdomini non è soltanto il grande centro internazionale della devozione a San Gerardo. È il luogo nel quale egli trascorse l'ultima parte della propria esistenza, dove morì il 16 ottobre 1755, a soli ventinove anni, e dove ancora oggi riposano le sue spoglie.
Nel 2026, il Santuario era inoltre uno dei principali centri dell'Anno Gerardino, iniziato il 6 aprile 2026 e destinato a concludersi il 4 aprile 2027.
Organizzare proprio qui un convegno di studio significava compiere un passaggio importante: accanto al San Gerardo venerato dai pellegrini, invocato dalle mamme e conosciuto attraverso miracoli e racconti popolari, emergeva il Gerardo da conoscere storicamente e teologicamente.
Era necessario andare oltre l'immagine devozionale senza rinnegarla.
La straordinaria popolarità del Santo, infatti, rischia talvolta di mettere in secondo piano la profondità della sua esperienza cristiana.
Il convegno dell'11 giugno ha cercato precisamente di ricomporre queste due dimensioni: il Santo amato dal popolo e il Santo da studiare.
Padre Serafino Fiore apre il convegno
Ad accogliere i partecipanti è stato Padre Serafino Fiore C.Ss.R., Rettore del Santuario di San Gerardo Maiella.
Il suo saluto ha introdotto quattro relazioni affidate a studiosi e personalità ecclesiastiche con competenze differenti.
La struttura stessa del programma era significativa: storia, spiritualità redentorista, Sacra Scrittura e teologia morale.
Quattro prospettive attraverso le quali ricostruire un'unica figura.
A moderare l'intero incontro e a trarne le conclusioni è stato Mons. Pasquale Cascio, Arcivescovo di Sant'Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia, che aveva promosso l'idea del convegno e ne aveva seguito la preparazione.
Filomena Sacco: Gerardo dentro il suo tempo
La prima relazione è stata affidata alla professoressa Filomena Sacco, docente di Teologia morale sistematica presso l'Accademia Alfonsiana di Roma.
Il tema era:
«L'ambiente storico sociale ed ecclesiale del tempo di San Gerardo, evangelizzatore degli abbandonati».
Era un punto di partenza indispensabile.
Gerardo non può essere compreso separandolo dal Mezzogiorno del XVIII secolo nel quale nacque e visse.
Quella società era caratterizzata da forti differenze economiche e sociali, da vaste aree rurali, da povertà diffusa e da una popolazione per la quale l'accesso all'istruzione e alle opportunità era molto diverso da quello delle classi privilegiate.
Lo stesso Gerardo proveniva da una famiglia modesta. Dopo la morte del padre conobbe molto presto la necessità di lavorare e sperimentò direttamente quella condizione popolare alla quale, pochi anni più tardi, i missionari redentoristi avrebbero rivolto in modo particolare la propria attività.
La relazione della professoressa Sacco ha evitato però una lettura semplicistica nella quale il Settecento diventasse soltanto un'epoca arretrata da contrapporre alla modernità.
Dal suo intervento è emersa piuttosto una considerazione più profonda: ogni epoca possiede i propri “abbandonati” e ogni generazione è chiamata a misurarsi con loro.
Cambiano le condizioni storiche, economiche e sociali, ma rimane la domanda fondamentale: chi sono le persone lasciate ai margini nel nostro tempo?
Da questa prospettiva il Settecento di Sant'Alfonso e San Gerardo smetteva di essere semplicemente un periodo da studiare e diventava uno specchio nel quale osservare anche il presente.
Il messaggio emerso dalla relazione era quindi quello del “coraggio del presente”: non idealizzare il passato e non demonizzare il proprio tempo, ma assumersi la responsabilità di renderlo più umano attraverso misericordia, attenzione agli ultimi e autentico zelo missionario.
Mons. Antonio De Luca: Gerardo, discepolo e testimone del Redentore
Il secondo intervento è stato affidato a Mons. Antonio De Luca C.Ss.R., Vescovo di Teggiano-Policastro, anch'egli redentorista.
Il titolo della relazione era:
«San Gerardo Maiella, discepolo e testimone del Redentore».
Con questo intervento il convegno è entrato nel cuore della spiritualità gerardina.
Gerardo non può essere spiegato soltanto attraverso gli episodi straordinari tramandati dalle biografie. Prima di essere il Santo dei miracoli, fu un uomo che cercò con radicalità di conformare la propria vita a Cristo.
Mons. De Luca ha individuato nella ricerca della volontà di Dio una delle linee fondamentali del suo percorso spirituale.
Non si trattava di un'obbedienza superficiale.
Per Gerardo, la volontà di Dio diventava progressivamente il criterio attraverso il quale leggere la propria esistenza, le gioie, le difficoltà, il servizio quotidiano e perfino le incomprensioni.
La Regola redentorista diventò per lui un autentico libro di vita.

L'incontro tra Sant'Alfonso e San Gerardo nel momento della prova
Particolarmente significativo è stato il richiamo a uno degli episodi più dolorosi della vita di Gerardo: la grave accusa rivoltagli da una giovane donna.
La vicenda condusse Gerardo davanti allo stesso Sant'Alfonso Maria de' Liguori.
Il convegno ha ricordato come proprio questa drammatica circostanza costituisca un momento particolarmente significativo del rapporto tra il fondatore dei Redentoristi e il giovane fratello.
Gerardo scelse di non difendersi apertamente e accettò le disposizioni imposte dai superiori. In seguito, quando l'accusatrice ritrattò quanto aveva dichiarato, la sua innocenza emerse pienamente.
Mons. De Luca ha letto questo episodio non come debolezza, ma nel contesto della radicale fedeltà di Gerardo alla Regola e della sua concezione dell'obbedienza.
È uno degli episodi che permettono di comprendere quanto la sua spiritualità fosse cristocentrica: Gerardo cercava di conformare la propria vita a Cristo anche quando questo comportava incomprensione e sofferenza.
Padre Antonio Di Masi: come risuonava la Bibbia nella vita di Gerardo?
La terza relazione ha affrontato una questione particolarmente originale.
Padre Antonio Di Masi C.Ss.R., docente emerito di Sacra Scrittura, ha parlato de:
«La risonanza della Parola di Dio nella vita e negli scritti spirituali di San Gerardo».
La domanda di fondo era affascinante: quale rapporto poteva avere con la Bibbia un fratello laico del Settecento che non aveva compiuto studi teologici superiori?
Nel XVIII secolo l'accesso diretto alle Scritture era molto diverso da quello contemporaneo. Gerardo non possedeva la preparazione necessaria per leggere direttamente la Vulgata latina e la circolazione delle traduzioni bibliche nelle lingue moderne era sottoposta a forti limitazioni.
Eppure la Parola di Dio attraversa profondamente la sua spiritualità.
Attraverso quali vie?
Attraverso la liturgia, la predicazione, la vita comunitaria, gli esercizi spirituali e soprattutto i libri di spiritualità utilizzati nella formazione religiosa dell'epoca.
Gerardo non fu quindi un esegeta della Scrittura.
Fu qualcosa di diverso: un uomo nel quale la Scrittura divenne vita.
Secondo la lettura proposta da Padre Di Masi, questa assimilazione contribuì a modellare progressivamente Gerardo sull'immagine di Cristo crocifisso, fino a produrre quella radicale decisione che sintetizza tutta la sua aspirazione:
«Vado a farmi santo!»
Un'espressione semplice, ma profondamente evangelica: la santità non come privilegio riservato a pochi, ma come decisione di orientare completamente la propria esistenza verso Dio.
