San Gerardo Maiella
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Cammino di sequela

Capitolo III

"Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso" (Le 9, 23).
Il Santo Padre Giovanni Paolo II cominciò il suo messaggio per la XVI Giornata della Gioventù con queste parole del Vangelo. Ricordi? E quanto Gesù chiede a coloro che intendono seguirlo. Disse inoltre quel giorno il Papa:"L'uomo ha radicata nel profondo del suo essere la tendenza a pensare a se stesso, a mettere la propria persona al centro degli interessi e a porsi come misura di tutto. Chi va dietro a Cristo rifiuta, invece, questo ripiegamento su di sé e non valuta le cose in base al proprio tornaconto. Considera la vita vissuta in termini di dono e gratuità, non di conquista e di possesso"
.
DIO solo resterebbe, se al centro di me stesso, tolgo "IO"! È quello che capita a S. Paolo quando dice: "Per me vivere è... Cristo" ( Fil 1,21 ).

Gerardo Maiella nell'anno 1738, a Muro Lucano perde il padre sarto Domenico Maiella: nella casa dell'umile artigiano, con la morte e il dolore, bussa ancor più insistente la povertà. Gerardo è l'unico maschio e ha dodici anni: Mamma Benedetta non può non lasciarsi prendere dall'apprensione: "Figlio mio, tu vedi come siamo ridotti!...Ora non abbiamo proprio nessuno che porti a casa un tozzo di pane. Tua sorella Brigida è già maritata e deve pensare alla sua famiglia, le altre due ben presto, piacendo a Dio, si sposeranno e se ne andranno anche loro. Io mi sento vecchia e affaticata: non ho che te: è tempo di prendere un mestiere. Ti stai facendo grande, no? E devi cominciare a guadagnare qualche cosa".

Mamma Benedetta lo vuole apprendista sarto e lo accompagna alla bottega di Martino Pannuto. Qui il capo giovane diventa ben presto il suo persecutore. Lo prende in antipatia, forse infastidito dal suo atteggiamento mite e un po' astratto; alla minima occasione, lo carica di insulti e di botte: "Fatica, stupido, altrimenti te li insegno io certi padrenostri"!

Gerardo non risponde mai se non con qualche sorriso. Un giorno, era rientrato da una commissione con un leggero ritardo: "Un buono a nulla, il vostro apprendista, fannullone come te non se ne trovano... un autentico vagabondo! Dove va mattina e sera? Maledetto scansafatiche!" Gerardo zittisce. Pannuto non sa che pensare. Il bruto riprende: "Ehi tu! Dove vai a bighellonare invece di lavorare?".

Gerardo tace.
"Vuoi che ti schiaffeggi?"
E giù schiaffi o calci come un selvaggio.
Ma Gerardo rimane in silenzio.
Intanto, né mamma Benedetta né maestro Pannuto sospettano niente. E per tutta risposta il piccolo Gerardo incoraggia: "Colpitemi,
suvvia che lo merito... " E quando proprio non ne può più, sussurra: "Oh! Mio Dio,
sia fatta la vostra volontà!"
Le mura avrebbero conservato i loro commoventi segreti se l'obbedienza non avesse costretto Gerardo, poco prima di morire, a
svelare tutti questi fatti al Padre spirituale. Un mattino, andando al lavoro con leggero ritardo poiché è
andato a pregare al Santuario di Capodigiano, zona mistica di Muro Lucano, viene accolto a schiaffoni.
La sua risposta è un calmo sorriso. "E tu osi ridere? Ti burli di me?"
"Oh! No; non mi permetterei mai. "
"Allora perché ridi?"
"Perché è la mano di Dio che mi percuote."

Il persecutore si convinge di avere via libera per continuare.
Un giorno, lo vedono gettare in strada la sua vittima, riempirlo di botte e colpirlo con una "mezzacanna" di ferro. Gerardo
si mette in ginocchio, dicendo semplicemente: "Io vi perdono per amore di Gesù Cristo".
A leggere questa pagina, c'è da rimanere allibiti! Non ci mancherebbe la parola per disputare in nome della giustizia, della
libertà, dei diritti dell'uomo... Ci scalderemmo anche noi?
Eppure, c'è da tacere. Tacere perché il Vangelo ha un'altra logica, la logica di Cristo.
"Chi vuol venire dietro a me rinneghi se stesso". (Le 9, 23)
Gerardo non ha che dodici anni, ma la Sapienza della Croce è già entrata in Lui: essa non conosce età o cultura; entra là dove trova
aperta la porta del cuore...
Quella sera Gerardo va in Chiesa, da Gesù Eucaristia.
Fin lì lo segue il maestro Pannuto per scoprire il mistero di quel ragazzino.
Lo vede davanti a Gesù mentre bacia il suolo per riparare le bestemmie che ha udito dall'iroso capo giovane.
No, Gerardo non è né scemo né timido: è solo innamorato di Gesù.
Pensa più alle bestemmie che all'ingiustizia subita e alle botte. Sta imparando a uscire da se stesso, cioè sta prendendo il largo!!! Il maestro Pannuto rimane ammutolito perché ad un certo punto lo vede andare in estasi. Estasi? Sì!

Amico mio, non in un'estasi di piacere che poi sprofonda nel più amaro nulla, ma nell'abbraccio caldo, amante e dolcissimo dell'Infinito DIO.
Nel silenzio solenne della Cappella vicino a Lui, ripetevo con gioia a me stessa: Egli è il mio Tutto, il mio unico Tutto.
Che gioia, che pace dona all'anima questo pensiero! Se guardo le cose dal lato terreno, vedo la solitudine e anche il vuoto, perché non posso dire che il mio cuore non abbia sofferto. Ma se il mio sguardo rimane sempre fisso su di Lui mio Astro luminoso, allora tutto il resto scompare ed io mi perdo in Lui come una goccia d'acqua nell'Oceano, in una calma e serenità sconfinata, la stupenda pace di Dio della quale parla S. Paolo quando dice che sorpassa ogni sentimento.
Sono così affamata di Lui.
Egli scava abissi nella mia anima abissi che lui solo può riempire.Per questo mi conduce dentro un silenzio profondo dal quale non vorrei mai più uscire!
Amico caro, non pensare che Gerardo sia il solo ragazzino veramente innamorato di Gesù e capace di rinnegare se stesso.
Voglio citare Silvio Dissegna. Lo conosci? Si parlò di lui in un trafiletto di giornale.
Facciamo un salto nel tempo: siamo nel 1978. Silvio ha 11 anni ed è nato a Moncalieri (Torino) e vive con i suoi nella vicina Poirino. È primavera e Silvio sta finendo la 5a elementare.
Sente lancinanti dolori alla gamba sinistra. Qualche settimana dopo, i medici scoprono un cancro nel suo organismo con scarse speranze di guarigione. Silvio capisce tutto, ma non si dispera. La sua amicizia con Gesù lo orienta a guardare a Lui che soffre sulla croce e ad assomigliargli. In cerca di guarigione, lo portano sette volte a Parigi, all'Ospedale "G. Roussy". La prima sera, salutando papà con i lacrimoni agli occhi, sente che vicino a lui c'è un malato che bestemmia in continuazione.

SUBITO IL SUO DOLORE NON HA PIÙ IMPORTANZA.
Gesù è offeso e oltraggiato, e per questo scoppia in un pianto dirotto. Quando si riprende, afferra il S. Rosario e recita a voce alta tante Ave Maria quante sono le bestemmie sentite. La mattina dopo confida al papà: "Non riuscirò qui a Parigi a riparare con le Ave le bestemmie che quell'uomo dice contro Gesù e la Madonna: ne avrò ancora da dire quando sarò a casa". Dev'essere davvero un grande sollievo rinnegare se stessi.
Una grande libertà. Quella libertà che l'uomo di tutti i tempi cerca che noi cerchiamo a volte amaramente a volte appassionatamente a volte inconsciamente.
Lasciami solo quel poco di me con cui io possa chiamarti mio tutto. Lasciami solo quel poco con cui possa trovarti dovunque e incontrarmi con te dappertutto e darti il mio cuore ogni volta.
Lasciami solo quel poco con cui non mi possa celare. E lascia non tolta quella catena d'amore con cui mi possa legare a doppia partita al tuo volere e realizzare il tuo fine nella mia vita.

La libertà ci dà dignità, come sostiene Michela Dall'Aglio Maramatti nel suo ultimo libro "I legami della libertà" edito dal Mulino. Essa ci permette di decidere e di assumerci delle responsabilità, di operare delle scelte di amore e di essere creativi, di avere coraggio, impedire senza essere servili.
È la qualità umana che più ci fa assomigliare a Dio. C'è, però, caro giovane, il rischio di usarla male e di abusarne. Se la libertà è guidata dal capriccio diventa violenza. Per questo essa si lega alla disciplina e all'obbedienza.
Nella vita sociale, ad esempio, l'obbedienza alla legge permette di tutelare la libertà di tutti. Poi c'è l'amore, il vertice e la fonte della libertà. Nessuno può essere costretto ad amare né a smettere di amare. San Gerardo ha tenuto fede alla sua libera e responsabile scelta, ha amato il Signore e non ha smesso mai di amarlo con tutto se stesso, fino alla fine, con spirito di obbedienza e, perciò stesso, di libertà. Mi è capitato di sfogliare per caso il nr. 323 di luglio 2007 della rivista per giovani "Rockstar". È veramente interessante immergersi nel mondo giovanile; ho trovato tante cose nuove almeno per me. Mi piacerebbe condividere con te e saperne qualcosa in più. Dimmi chi è quell'artista che, pare sia irlandese, di nome BJÒRK, che dopo due "album riflessivi" ha pubblicato un disco estroverso: "VOLTA"? Pare che nel suo brano "Eart intruders" abbia inserito un appello alla secolarizzazione. Al giornalista Leonardo Clausi, l'artista ha risposto in proposito:
"Ancora devo posizionarmi esattamente rispetto alla religione. Sono cresciuta in mezzo alla natura. Salire in cima a una montagna e porsi
domande metafisiche mi pare sciocco. Per me la religione ha molto a che vedere con una vita spesa al chiuso, al riparo dagli elementi.
Per gente che non esce spesso, insomma. È così che ci si pongono le fatidiche domande 'che faccio qui, che devo fare della mia vita, non ho passione per il mio lavoro' e tutto il resto. Quando ho un amico in queste condizioni, lo metto in macchina e lo porto a far campeggio. Dopo un week-end all'aperto non si ricorda più dei suoi travagli. Molti di questi stati d'animo sono dovuti al vivere in una grande città. E all'arroganza di chi ci vive, che crede che tutto il resto del pianeta sia nelle stesse condizioni e che chi non rientra in questa categoria sia un essere umano di serie B, che non conti nulla. Lo trovo davvero arrogante, soprattutto quando raggiunge livelli di fanatismo come in Medio Oriente e in certa America cristiana. Anche se ho rispetto per la fede degli altri,
preferisco religioni come il buddismo che non predicano la propria superiorità sul resto dei credenti: una fede umile e amabile. Ma non mi sognerei mai di impedire a qualcuno di non credere: è come, se non peggio, che imporre a qualcuno di credere. Quello che dico nel brano è che la maggior parte delle persone al mondo non condivide l'ansia religiosa, ma ne subisce gli effetti. E una specie di scherzo macabro, come se gli atei di tutto il mondo si riunissero e spargessero terrore per far parlare di sé alla maniera dei fanatici e dei terroristi religiosi. Eppure credo che, da musicista, ci sia una cosa che mi accomuna alla religione. La ricerca di uno stato 'altro', con mezzi diversi alla preghiera: la musica, appunto. Non so spiegarlo tanto bene, è come se cercassi di offrire un'alternativa al vedere la situazione in tutto il suo cupo alone di disastro, forse in modo un po' sfacciato. Cerchiamo di riconciliarci con la nostra natura umana, sempre esposta al rischio di
fallire: non saremo mai perfetti, è inutile sperarci".

Caro giovane, cosa pensi di questa posizione? Ti fa pensare? Ci vuole la voce dello Spirito?
Ancora, mi ha molto colpito la lettera di Giulio Casale a Peter Gabriel, un grande artista tornato a "illuminare qualche nostra notte medio eval e. ..”Così dice:
"Caro Peter Gabriel, eccoti qui tra noi, di nuovo, dopo tutti questi anni, questi dischi, torrenti in piena emozione, complessità di strati, correnti fredde di cultura e ricercatezza intellettuale, correnti calde di ritmi popolari, tradizioni da salvare, meticciato musicale unico, e seminale. Tu che ultimamente sai far trascorrere anche un decennio tra
un'opera e l'altra, tu però non vedi l'ora di tornare a suonare all'aria aperta, magari in Italia, buffo paese fatto di epiche imprese imperiali, una volta, e
oggi ancora unica cosiddetta democrazia occidentale a genuflettersi davanti al potere dello Stato Pontificio, come in un vero e proprio nuovo medioevo.
Tu sei tornato, a illuminare qualche nostra notte; medioevale appunto: a corte con il tuo show allegorico, teatrale e immaginifico, con la tua voce sempre più roca, sempre più impreziosita dal tempo apparente che scorre, dalla pena di dover assistere a questa involuzione planetaria del genere umano nonostante i tuoi allarmi, le tue grida avvedute, già trent'anni fa, ma anche nel tuo disco più recente 'I greve'. Tu che con 'Biko' squarciasti il velo del disimpegno montante in pieni anni Ottanta, tu che per primo tornasti a cantare la Pace (e cioè l'impegno civile, attivo, quello che prende parte
partito, a trovarne uno, non certo uno sterile 'pacifismo') e ad aggregare tanti altri intorno alla causa dei diritti umani negati ancor oggi un po' ovunque nel mondo. Tu che hai denunciato l'inquinamento del pianeta e quello dell'anima, denudando l'immondizia estetica di troppa televisione, che tuttavia non riusciamo a rifiutare, o proprio a vomitare, da quanto fa schifo e
fa male, ai nostri corpi, ai nostri gusti, ai nostri dialoghi familiari... Bene. Tu che sei tutto questo e davvero molto altro ancora, tu che ora sei qui tra noi, tu ora illuminaci Peter, smaschera il re, punta il dito, senza mai mostrarlo, contro l'assassino; che la corte sappia che il Regno è nelle mani balorde di regnanti folli, corrotti e corruttori, protettori e mandanti del mercato clandestino e plurimiliardario di droga e armi, inventori di terrorismo su scala mondiale per meglio conservare l'immenso potere di cui dispongono,
pacciato per potere del popolo. Che il re sia nudo, finalmente, che la gente sappia, in un canto tuo, che potrebbe essere vita, finalmente, se tornassimo ad avere un briciolo di coscienza, assieme al coraggio di esserci, con tutti noi stessi. Che i monarchi convenuti debbano lasciare in fretta i posti a loro riservati, vergognosi, ma che nessuno li tocchi, li si lasci in ritirata, sia la musica soltanto a trionfare, la tua/sua Bellezza. Infondo 'we're all shaking thè tree e i frutti, dai e dai, dovranno ben arrivare. Don't give up, Peter, keep on giving. l'm so thankful. Love" Vuoi sapere come io la vedo? Non so se sei d'accordo. A te invece cosa fa pensare tutto questo? Certo la "pace" cantata da Peter Gabriel è cosa importante, come la lotta al disimpegno, il richiamo all'impegno attivo che implica una scelta di vita.
Così anche la denuncia "dell' immondizia estetica di certa televisione" o del mercato clandestino di armi e droga! Non è indifferente il richiamo ad "avere un briciolo di coscienza assieme al coraggio di esserci con tutti noi stessi". Il caro amico san Gerardo "c'è stato", è ancora con noi e per sempre, con tutto se stesso, nell'esaltazione dell'impegno totale all'obbedienza fino al sacrificio, nella valorizzazione della propria libertà, della propria scelta di vita, della personale, concreta, viva testimonianza cristiana, sorretto da una Fede senza condizioni nella bontà e nell'onnipotenza del Signore. Vedi, è degna di riflessione anche "la storia di un disco, nato nell'oscurità di un bunker", opera dei Chemical Brothers. Dall'articolo di Guido Biondi leggo: "Tom Roelands ed Ed Simons si sono chiusi sei mesi in un bunker; immersi nella tecnologia dei sintetizzatori. Una questione di scelte. Perché per tanti ragazzi la loro musica ha sempre rappresentato un episodio di fuggire dalla realtà e così, come feedback, i Chemical interpretano meglio di tanti altri questo desiderio inconscio. 'Per noi si chiude un ciclo', con questo epitaffio Tom ci annuncia nell'intervista che da Manchester l'acid house così come l'abbiamo conosciuta è morta. 'Siamo scappati da tutto e da tutti, abbiamo veramente resettato il nostro background. Non avevamo scelta, dovevamo reinventarci.
E così, visto che ci sentiamo i pionieri dell'acid, ci sembrava giusto spingere all'estremo e farne un funerale, ma sempre con ironia". Si può, allora, considerare il bunker come metafora di difesa della società che non piace ai Chemical Brothers? Rispondono: "All'inizio è stata una semplice idea per fuggire alla pressione che sempre si materializza alla registrazione di un nuovo
album. Ma ben presto, dal momento che non avevamo finestre, abbiamo avvertito una pulsione positiva, una ribellione sana a tirar fuori le cose che generalmente vedi ma non dici, tenuto conto del fatto che noi veniamo dall'underground e dalle registrazioni nelle cantine, con i computer e qualche mezzo di fantasia, il bunker rappresenta l'estremo di questa filosofia. Praticamente immagina un albero che fa uscire le sue radici da un marciapiede di cemento, spezzando tutta la struttura ordinata dove è stato piantato. Questo è 'We are thè night... ". Sembra che il loro ritmo, in tutti i concerti, diventi sempre più il pretesto per "camminare". Spiegano loro: "Quando abbiamo iniziato la club culture era poco più di una riunione di pazzi in qualche garage di periferia. Dopo che i rave sono diventati un business tutto è cambiato. Oggi un dj set assomiglia a un evento di marketing piuttosto che a un momento di aggregazione. Quello che ci importa è che durante i nostri concerti si stabilisca un contatto visivo e sonoro con migliaia di ragazzi, cercando di comunicare con questi due elementi e, sperando di riunirci ancora, di trasmettere emozioni. In questo periodo siamo attratti dalla psichedelica". La psichedelica dei Chemical Brothers è l'estasi di san Gerardo, che trae origine dall'abbraccio caldo, dolcissimo di Dio infinito, da una comunicazione profonda, totale, esclusiva col divino. Ma, procediamo verso Sydney 2008!
Ricordiamo Domenico Modugno in questa sua canzone:

Meraviglioso
ma come non ti accorgi
di quanto il mondo sia
meraviglioso
Meraviglioso
perfino il tuo dolore
potrà guarire poi
meraviglioso
Ma guarda intorno a te
che doni ti hanno fatto:
ti hanno inventato
il mare eh!
Tu dici non ho niente
Ti sembra niente il sole!
La luce di una mattina
l'abbraccio di un amico
il viso di un bambino
meraviglioso
Ma guarda intorno a te
che doni ti hanno fatto:
ti hanno inventato
il mare eh!
Tu dici non ho niente
Ti sembra niente il sole!
La vita l'amore meraviglioso
La notte era finita e ti sentivo ancora
Sapore della vita Meraviglioso

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Ultimo aggiornamento 27/07/2021