San Gerardo Maiella
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Il resoconto di coscienza

CAPITOLO XI

133. Il segno più manifesto della sua santità: gli è comandato dal direttore di scrivere lo stato della sua coscienza. 134. Egli ubbidisce e scrive le mortificazioni, i desiderii, i propositi, il voto. 135. Penetrazione dei cuori. 136. Cognizione delle cose lontane. 137. Una parola che fa rilevare come il suo pensiero fosse sempre fisso in Dio.

133. Fu verso la fine del mese di giugno che Gerardo venne col P. Giovenale nella casa di Materdomini. Questo soggiorno del Servo di Dio fu di breve durata, imperocchè verso il 20 del seguente mese di luglio ebbe ordine, come vedremo, d’accompagnare il P. Francesco Margotta a Napoli . Nondimeno questo tempo si può considerare come uno dei più memorabili, attesochè fu da lui impiegato a stendere, secondo l’ordine ricevuto dal P. Giovenale, uno scritto, che ci fa conoscere il tesoro di santità che custodiva nell’anima. Col pretesto di voler esaminare lo cose della sua coscienza, por vedere se fosse guidato dallo Spirito di Dio, o diretto dall amor proprio, il savio superiore l’obbligò a consegnare alla carta i suoi desideri, i suoi proponimenti e quant’ altro passava tra Dio e l’anima sua. Gerardo ubbidì e con Santa semplicità mise in iscritto la risposta alle domande del suo superiore. Questo prezioso documento è pervenuto fino a n oi, e ci facciamo un dovere riportarlo quale si trova nel processo di beatificazione, senza neppure toglierne una sola parola, o aggiungervela.

134. “La divina grazia sia sempre nei nostri cuori, e Maria SS.ma ce la conservi. Amen. Padre mio, Vostra Riverenza vuole sapere tutte le mortificazioni che io faccio, e le vuole scritte con gli altri desideri, sentimenti, propositi ed ultima dichiarazione del voto già fatto. Eccomi pronto a darle di tutto conto, non solo dell’esterno, ma ancora dell’interno, acciò possa maggiormente unirmi con Dio e camminare più sicuramente per la mi. eterna salvazione. Mortificazioni di ogni giorno. Una disciplina a e secco. Catenella di un palmo meno tre dita larga, e lunga palmi due, che serve per cosciale. La sera e la mattina, cioè quando mi corico ed alzo, faccio nove croci con la lingua per terra. In una pietanza della sera o della mattina metto centaurea o assenzio. Un cuore di ferro con punte di ferro al petto. Masticare assenzio e centaurea almeno tre volte al giorno. Sei Ave Maria con la faccia per terra la mattina e sei la sera. Il mercoledì, venerdì e sabato e tutte le vigilie mangiare ginocchioni, con fare la mattina e la sera nove altre croci nel refettorio, ed in tutti questi giorni lasciare i frutti. Il venerdì mattina magiare due coso e la sera una. Il sabato pane ed acqua. Mercoledì, venerdì e sabato dormire con una catenella alla fronte, larga a due registri, e l’anzidetta alla coscia, ed il corpo stenderlo sopra un’altra catenella larga un palmo e lunga tre palmi, che mi servirà di cintura nei medesimi giorni, ed un braccialetto notte e giorno. Ogni e otto giorni la disciplina a sangue. In tutte le novene di Gesù Cristo, della Madonna ed altri Santi, esercitare le anzidette mortificazioni, aggiungendovi per ogni giorno un’altra disciplina a sangue tra lo spazio della novena oltre le straordinarie che cercherò a Vostra Riverenza insieme con altre mortificazioni. Desiderii. Amare assai Dio, unito sempre a Dio; far tutto por Dio; amare tutto per Dio; conformarmi sempre al suo santo volere; patire assai per Dio. Sentimenti più vivi del cuore. Una volta ho la bella sorte di farmi santo, e se la perdo la perdo per sempre, E se una volta ho la fortuna di potermi far santo, dunque che mi manca a farmi santo? Ho tutte lo occasioni favorevoli a farmi santo. Via su dunque! mi voglio far santo. Oh quanto importa il farmi santo! Signore, che pazzia è la mia! Mi ho da far santo a spese d’altri e poi mi lagno! Fratel Gerardo, risolviti con darti tutto a Dio. Da ora metti giudizio e pensa che non ti faresti santo con lo stare solo in continua orazione e contemplazione. La miglior orazione è stare come piace a Dio, esser franco al divino volere, cioè in continui impieghi per Dio. Questo vuole Dio da te. Non metterti soggezione di te stesso e di tutto il mondo. Basta solo aver Dio presente nei detti impieghi e d’essere sempre in Dio.Veramente, quanto si fa e si fa per Dio solo, tutto è orazione. Certi hanno l’impegno di far questo o quello; ed io ho solo l’impegno di fare la volontà di Dio. Niuna pena è pena, quando si opra da vero. Allì 21 settembre 1752 mi feci più capace di questa massima, cioè: se fossi morto dieci anni addietro, non cercherei nè pretenderei cosa veruna. E’ pena infinita il patire e non patire per Dio. Patire tutto e patirlo per Dio è niente. Voglio operare in questo mondo come fossimo io e Dio. Molti mi dicono che gabbo il mondo. Oh Dio, che gran, meraviglia sarebbe questa, che io gabbassi il mondo? Meraviglia sarebbe se gabbassi Dio.” “Riflessione. Se mi perdo, perdo Dio, e che mi resta da perdere, perduto Dio? Signore, fa che mi sia raccomandata particolarmente la vivezza della fede nel SS. Sacramento dell’altare.” “Propositi. Signore mio Gesù Cristo, eccomi con la carta e con la penna in mano per scrivere e promettere alla Vostra Divina Maestà i seguenti propositi, che già erano fatti, e per virtù di santa ubbidienza di nuovo vi prometto, ve l’osservassi tutto! Ah! che di me non mi posso fidare, perchè non mi conosco capace di promettere; ma solo mi fido dell’infinita bontà e misericordia vostra, che siete Dio infinito, e nelle promesse non potete mancarmi. Via su, Bontà infinita, se per lo passato vi ho mancato, sono stato io; ma d’oggi e avanti, voglio che siate voi in me. Sì, Signore, fatemeli osservare con ogni minuta puntualità, e certamente da voi, fonte infinita, il tutto spero. Amen. Esame del mio nascosto interno. Io mi eleggo lo Spirito Santo per unico mio consolatore e protettore in tutto. Egli sia il mio difensore e vincitore in tutte le mie difese. Amen. E tu, unica mia gioia, Immacolata Vergine Maria, tu ancora mi sii unica seconda protettrice e consolatrice in tutto quello che mi accaderà, e sii sempre l’unica mia avvocata appresso Dio per questi miei propositi. Invito ancora voi tutti, Spiriti Beati, vi priego ad assistermi come miei cari avvocati, appresso il nostro unico universal Creatore del tutto. Alla vostra presenza io scrivo tutto ciò, affinchè voi dal cielo lo leggiate, e leggiatelo pur bene, affinchè mettiate impegno appresso S. D. Maestà di farmi tutto osservare. Siano efficaci le vostre preghiere. Via su dunque, così mi obbligo e prometto all’Altissimo Iddio e a Maria SS.ma ed a tutti voi, ma particolarmente mi assistano del continuo S. Teresa, S. Maria Maddalena de’ Pazzi, e S. Caterina da Siena e S. Agnese. Esaminare la mia coscienza ogni 15 giorni, e ciò per vedere se io ho mancato a quello che scrivo. Ahimè, Gerardo, che fai? Sai che un giorno ti ha da essere rinfacciato questo tuo scritto? Perciò pensaci bene ad osservarlo tutto. Ma chi sei tu che mi fai tale rimprovero? Si, tu dici bene e dici il vero: ma tu non sai che di me mai mi sono fidato, nè me ne fido, nè mai me ne fiderò, perchè, avendo io conosciuto alquanto la mia miseria, continuamente mi spavento fidarmi di me stesso; e se ciò non facessi, avrei certamente perduto il cervello. Perciò mi fido solo e spero in Dio, perchè io ho rinunciato tutta la mia vita e nelle sue divine mani, acciò egli ne faccia tutto quello che a lui piace; perciò sto con la vita, ma senza vita, perchè la mia propria vita è Dio. Di lui solo mi fido, e da lui solo spero l’assistenza, acciò possa con verità esercitare quanto in questo punto gli prometto. Viva Gesù e Maria! Ricordi. 1. Mio caro ed unico amor mio e vero Dio, oggi e per sempre mi rassegno alla vostra divina volontà, e così dirò in tutte le tentazioni , e tribolazioni di questo mondo: Fiat voluntas tua! e tutta me l’abbraccerò nell’intimo del mio cuore, e alzando mai sempre gli occhi al cielo per adorare le vostre divine mani che spargono su di me gemme preziose del vostro divin volere . 2.Signore mio Gesù Cristo, farò quanto la Santa Chiesa cattolica mi comanda. 3. Dio mio, per amor vostro io obbedirò ai miei superiori come mirassi in essi voi stesso, ed ubbidissi alla vostra divina Persona . E sarò come non fossi più mio, ma quello che voi stesso siete nell’intelletto e volontà di chi comanda. 4. Sarò poverissimo di ogni piacere, cioè di mia propria volontà, e ricco d’ogni miseria. 5.Fra tutte le virtù che a te sono grate, Dio mio, la più che mi piace è la purità e la chiarezza in Dio. O infinita purità, io certamente spero da te che mi liberi da ogni benchè minimo pensiero, nel quale io miserabile possa cascare in questo mondo. 6. Non parlerò mai se non su questi tre capi: 1. che quello che debbo dire sia di vera gloria di Dio; 2. di bene del prossimo; 3. per qualche mia necessità. 7. Nelle ricreazioni mai parlerò, se prima non sono interrogato, oppure come sopra. 8. Ad ogni parola che volessi dire, dalla quale non si cavasse il gusto di Dio, surrogherò una giaculatoria: Gesù mio, io ti amo con tutto il cuore. 9. Non mai dirò bene o male di me stesso, ma forò come se non fossi in questo mondo. 10. Mai mi scuserò, ancorchè io abbia tutta la ragione possibile. Basta che in quello che mi viene detto non sia offesa di Dio, oppure non portasse pregiudizio al prossimo. 11. Sarò nemico di ogni particolarità. 12. Non risponderò mai a chi mi riprende, se prima da lui non sarò domandato. 13. Non mai accuserò o dirò i difetti degli altri nemmeno per ischerzo. 14. Sempre scuserò il mio prossimo ed in lui considererò la stessa persona di Gesù Cristo, quando veniva accusato dagli Ebrei innocentemente. E lo farò specialmente in sua assenza. 15. Avviserò ognuno, ancorchè fosse lo stesso Nostro Padre Rettore Maggiore, quando dice male del prossimo. 16.Tratterò con ogni diligenza per isfuggire ogni occasione di fare impazientare il prossimo. 17. Quando mi accorgerò di qualche difetto commesso dal mio prossimo, avvertirò ben io di non ammonirlo in presenza di altri, ma tra me e lui, con tutta la carità a voce bassa. 18.Quando vedrò un gran bisogno di alcun padre o fratello, io lascerò tutto per aiutarlo; purchè non ci sia ubbidienza in contrario. 19.Visiterò più volte al giorno gl’infermi, quando mi vien permesso. 20 a napoli 20. Non m’intrigherò mai degli uffici altrui; come a dire: il tale ha fatto quella cosa malamente. 21.In tutti gli uffici, nei quali sarò posto per aiutante, ubbidirò al capo attentissimamente, senza replica; nè, venendo comandato, ardirò mai di dire che questa o quella cosa non va bene, o non mi piace. In quelle cose però, che io per esperienza conoscessi non operare egli bene, dirò ciò che mi parerà, ma senza farla da maestro. 22.In tutti gli uffici in cui mi metteranno insieme agli altri, ancorchè, siano cose piccole e basse, come scopare, portar roba, ecc., siami per regola di non essere mai il primo a prendere il miglior luogo, comodo, o l’ istrumento più atto ad operare in detto ministero; ma darò il miglior luogo agli altri, lasciando a me di prendere quello che Dio mi farà restare, e così resteranno contenti essi ed io. 23. Non mi offerirò mai da me ad ufficio alcuno o a qualunque altra cosa, senza essere da altri prima comandato. 24. Nella mensa non mirerò mai qua e là se non per bene del prossimo o per mio proprio uffico. 25. Prenderò il piatto dalla tavolina a me più vicino senza mirare gli altri. 26. In tutti i movimenti interni alla ragione ribelli, avvertirò di non subito rispondere loro; così a chi mi riprendesse o pure a chi mi accusasse, darò prima luogo che passi l’amarezza, acciò venga appresso la dolcezza. 27. Ultima risoluzione di darmi tutto a Dio. E perciò mi siano avanti gli occhi queste tre parole: sordo, cieco e muto. 28. Non siano mai in me queste parole: voglio, non voglio; vorrei, non vorrei. Ma voglio solo che in me sint, Deus, vota tua, et non vota mea. 29. Per fare quello che vuole Dio, bisogna non far più quello che voglio io. Sì, io, io, io voglio solo Dio ; e se io voglio solo Dio, bisogna che mi distacchi da tutto ciò che non è Dio. 30. Mi scorderò di cercare cosa per comodo proprio. 31. In tutto il tempo del silenzio, m’ impiegherò nella considerazione della passione e morte di Gesù Cristo e dei dolori di Maria Santissima. 32. Le mie continue preghiere, comunioni ecc. siano sempre in beneficio dei poveri peccatori, offrendole a Dio col preziosissimo sangue di Gesù Cristo. 33. Quando io so, o mi viene raccontato, che alcuna persona stia come piace al divino volere ed essa non più si fida di patire e cerca aiuto, io pregherò Dio per lei offrendogli ancora quanto farò, almeno per tre giorni continui, acciò ottenga dal Signore la santa conformità al suo divino volere. 34. Pigliando la benedizione dal superiore, considererò come se la pigliassi dalla stessa persona di Gesù Cristo. 35. Non cercherò mai la sera la santa comunione se non per grande necessità; ma la cercherò quando mi anderò a comunicare, affinchè stia sempre preparato per la medesima . Ma venendomi negata, ne farò una particolare spiritualmente, nel punto che il sacerdote si comunica. 36. Il ringraziamento sia da quell’ora alla metà del giorno, e dalla metà del giorno sino alle ventiquattr’ ore l’apparecchio. 37. Pratica per la visita del SS. Sacramento. Signor mio, io vi credo nel SS.mo Sacramento, e vi adoro con tutto il mio cuore, e con questa visita io intendo adorarvi in tutti i luoghi della terra, dove voi Sacramentato vi ritrovate, e vi e offerisco tutto il vostro preziosissimo Sangue per tutti i poveri peccatori, intendendo ancora di ricevervi spiritualmente in questo atto tante volte, quanti luoghi voi abitate. 38. Pratica per gli atti di amore. Dio mio, intendo amarvi con quanti atti d’amore vi hanno fatto Maria Santissima e tutti gli Spiriti Beati sin dal loro principio, e tutti i fedeli di questa terra, ed insieme con quello stesso amore che Gesù Cristo porta a se stesso ed a tutti i suoi diletti, moltiplicando in ogni volta i suddetti atti. Così ancora a Maria Santissima. 39. Da oggi avanti tratterò coi sacerdoti con tutto il rispetto possibile, come se fossero la stessa persona di Gesù Cristo, ancorchè non siano tali; riguardando in essi la loro gran dignità. Spiega del consaputo voto. Con questo voto mi sono obbligato di fare il più perfetto avanti a Dio. Esso si estende sopra tutte le opere, e qualsiasi minuzia, quale sarò in obbligo di fare con la maggior mortificazione e perfezione che a me pare innanzi a Dio, presupponendo sempre averne licenza generale da V. Riverenza, acciò proceda con sicurezza.
Riserve sul detto voto. 1. Tutte quelle cose ed azioni operate da me astrattamente, senza badare ad esse, che io opero contro al detto voto, non sono soggette al medesimo voto. 2. Il cercare non sia contro il medesimo; potendo cercar licenza a chiunque sia, trovandomi fuori di collegio, per evitare ogni confusione o scrupolo che mi potrebbe impedire l’operare. Posso cercare licenza al padre confessore di levarmi il detto voto, ed esso me lo può levare quante volte vuole. Divozione alla Santissima Trinità. Mi protesto di farvi sempre questa piccola divozione, cioè di dirvi un Gloria Patri quante volte mirerò croci, pitture esprimenti qualunque delle vostre Tre Divine Persone, oppure in sentendole nominare e nel principio e fine di ogni azione. A Maria Santissima. Della stessa maniera intendo fare a Maria SS .ma, e quante volte mirerò donne, dirò un’ Ave alla sua purità. Ai Santi Avvocati. S. Michele Arcangelo e tutti gli Spiriti Beati, S. Gioacchino e S. Anna, S. Giuseppe, S Giovanni Battista, S. Giovanni Evangelista, il Santo del giorno corrente, i Santi Protettori dell’ anno e del mese , il Santo del giorno in cui nacqui ed il Santo del giorno in cui ho da morire S. Francesco Saverio, S. Teresa, Santa Maria Maddalena dei Pazzi, S. Filippo Neri, San Nicola di Bari, S. Vincenzo Ferreri, S. Antonio di Padova, S. Agostino, S. Bernardo, S. Bonaventura, S. Tommaso d’Aquino, S. Francesco d’ Assisi, S. Francesco di Sales, S. Francesco di Paola, S. Felice Cappuccino, S. Pasquale, S. Vito, S. Luigi Gonzaga, S. Maria Maddalena, S. Caterina da Siena, S. Agnese, S. Pietro e S. Paolo, S. Iacopo colla Venerabile Suor Maria Crocifissa. Prima e dopo mangiato. Tre Gloria Patri alla SS. Trinità, tre Ave a Maria SS.ma. Nel dividere il pane ad ogni fetta un Gloria Patri. Nel bere il vino un altro Gloria, bevendo l’acqua un’Ave Maria. Così ogni volta al suonar dell’orologio.” “Affetti. O mio Dio, vi potessi convertire io tanti peccatori quanti sono i granelli di arena del mare e della terra, fronde degli alberi, foglie dei campi, atomi dell’aria, stelle del cielo, raggi del sole e della luna, creature tutte della terra! Quando mi alzo e mi corico, farò i soliti atti di ringraziamento della Comunità, sera e mattina innanzi la Comunione, pranzo e vespero mi farò l’esame di coscienza coll’atto di dolore”. “Viva Gesù e Maria, Michele e Teresa, Maddalena de’ Pazzi e Luigi”. “Ad maiorem Dei gloriam. Amen”. Questo è il resoconto scritto da S. Gerardo per comando del P. Giovenale, suo superiore e suo direttore finchè ei restò nella casa di Materdomini, durante la prova della calunnia . Esso è, ognuno lo vede, il monumento più splendido della sua santità.

136. Avvennero in quel tempo alcuni altri fatti meravigliosi e vogliamo narrarli. Ritrovandosi il P. Giovenale in gravi angustie di spirito pel timore di non stare in grazia di Dio, venne Gerardo a, lui per confessarsi. Finita la confessione: “Padre mio, gli disse, statevi allegro, che state in grazia di Dio. E’il demonio che vi dà questo travaglio”. Restò sorpreso il Padre; ma fedele al suo costumo di umiliare il fratello ogni volta che se ne offrisse l’opportunità: Tu sei pazzo, gli disse con aria brusca, e non sai ciò che dici, e fattegli fare cinque croci con la lingua per terra, simulando disgusto lo mandò via. Il fatto però fu, che il Fratello gli aveva letto nell’interno nè altro che lo spirito di Dio, che abitava in lui, gliel’aveva potuto comunicare. Questo stesso spirito, pochi giorni più tardi, gli diede a vedere lo stato di un’anima di ben dissimile aspetto. Ecco come il P. Tannoia lo racconta: “Confessandosi una persona col P. Giovenale, Gerardo, in passando avanti al confessionale, gli diede un’occhiata di mal garbo. Incontrandosi e poi con lo stesso Padre: Troppo male, gli disse, è andata la confessione che avete presa di quell’uomo. Cercate dunque di ricuperare quell’ anima. Ecco infatti, avendo richiamato l’uomo, il Padre lo trovò sacrilego e carico di peccati, e gli fece fare una buona confessione per rimetterlo in grazia di Dio. Cosi attestò lo stesso Padre Giovenale, molti anni dopo la morte di Gerardo”.

137. A questi due fatti di scrutazione di cuore ne aggiungiamo un altro, accaduto in questo stesso tempo, il quale prova che il Santo, come leggeva nell’ interno delle coscienze, così ancora vedeva le cose che si passavano in lontani paesi. Trovavasi il canonico Leonardo Rossi nella nostra casa di Materdomini per passarvi alcuni giorni in una più perfetta solitudine, ed essendo avvenuto in questo tempo in Melfi, sua patria, un fatto, per lui di grande importanza, si vide obbligato di mandare in tutta fretta un corriere. E poichè questi tardava molto a ritornare, egli era in grande agitazione, senza che nessuno della casa se ne potesse accorgere, perchè in quell’ora stava ritirato in un angolo del giardino . Ma Gerardo conobbe soprannaturalmente nello stesso tempo e l’agitazione del canonico e la felice riuscita della cosa, e pieno di carità andò a trovarlo e gli disse: Signor canonico, statevi allegro: a Melfi tutto è superato a vostra divozione. E così fu. Imperocchè ritornato il corriere, portò buone nuove : il che fu per lui una nuova prova che l’anima di Gerardo fosse arricchita di doni soprannaturali.

138. Chiudiamo questo capitolo con una parola che il Santo diede un giorno in risposta ad una dimanda del medico Nicola Santorelli, e che prova come veramente il suo più ardente desiderio era di tenere continuamente il suo pensiero fissato nel suo caro Dio. “Fratello, gli disse il dottore, con questi calori che cominciano, oh come si moltiplicano gli insetti! Come dunque fate a passare la notte con tante pulci?” Oh che grande obbligazione io ho alle pulci! rispose Gerardo; non mi fanno dormire la notte e così posso continuare a pensare a Dio.

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Ultimo aggiornamento 27/07/2021