San Gerardo Maiella
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L'angelo dei poveri

CAPITOLO XXX

Perché, per la sua profonda umiltà, il Santo soffriva nell'essere esaltato, il P. Margotta pregò il Fondatore di allontanarlo da Napoli e quindi Gerardo fu destinato a Materdomini ..
Egli era così soddisfatto di lasciar quella città tumultuosa per sottrarsi alle acclamazioni popolari che, come scrisse a una Suora di Ripacandida, "si ritirava volentieri da Napoli dove perdeva tempo". "Ora che mi ritiro, soggiungeva, pregherò che mi fabbrichino una stanzetta dove, con il beneplacito di Dio, io possa vivere in modo da non uscir più di casa".
Ma godette di quel nascondimento per troppo poco tempo. TI Rettore di Materdomini era il P. Caione, missionario instancabile, religioso edificante e dotto. Egli si glorierà poi di essere stato Superiore di Gerardo, ordinatore e regolatore delle ultime operazioni di quella vita preziosa. Essa, nell'avviarsi al termine, diveniva sempre più radiosa della sua crescente santità.
Ciò perché il Majella diceva:
-Il Dio di ieri è questo di oggi e quindi devo continuar a osservare il Voto di fare in tutto e sempre il più perfetto.
Destava perciò l'ammirazione di tutti, chè lo si vedeva, come in passato sempre umile e paziente, amante della fatica, raccolto e unito con Dio.
Era disposto a qualunque incombenza fare il cuoco, il panettiere e il portinaio,"perché in ogni impiego, come diceva, riconosceva il gusto e la Volontà di Dio".
"Certi hanno l'impegno di far questo o quello ... -diceva. -Io invece ho solo quello di far la Volontà di Dio".
Ritornato a Materdomini, si manifestò più edificante di prima la sua carità verso il prossimo.
Vi era, tra gli studenti di filosofia, il confratello Pietro Picone affetto di etisia. Perciò Gerardo, fedele al proposito di visitare più volte al giorno gli infermi, lo consolava, e lo serviva con notevole conforto del malato. Costui, aggravatosi ma rassegnato alle divine disposizioni, ebbe il conforto di soccombere assistito dal Santo, che lo trattava con assidua assistenza e fraterna carità, anche durante la notte.
Uguale assistenza prodigò pure al confratello Pasquale, che per la generosità di lui, diceva :
-Com'è buono e servizievole Gerardo verso gli infermi! Come consola con i suoi discorsi! Beato l'infermo che può averlo quale assistente!
Incaricato poi della portineria, nel riceverne la chiave, il Majella disse:
-Questa chiave mi deve aprire il Paradiso.
Egli amava quella incombenza perché, come portinaio, poteva anche dispensar la elemosina ai poverelli, verso i quali era assai generoso. In effetto, la carità verso il prossimo costituiva una caratteristica, che rendeva ammirabili anche le altre sue virtù.
perché il P. Margotta era angustiato da pene interiori, Gerardo pregò il Signore di liberarnelo e di concederle a se stesso. Perciò, appena il Margotta rimase rasserenato, il Majella apparve abbattuto, perché sotto l'incubo di quella sofferenza. Gerardo era inoltre dotato di una eroica pazienza, di cui dava continuamente mirabile esempio come quando, percosso da un falegname della casa adirato per un futile motivo contro di lui, non reagì affatto, ma lo pregò di percuoterlo ancora. Ammirato tuttavia della sua eroica pazienza, l'impulsivo si pentì, anche perché il Santo lo trattò sempre benevolmente come se non fosse avvenuto quel penoso incidente. Come portinaio, usava una benevolenza quasi materna verso gli indigenti, che rimandava sempre soddisfatti. Quando qualcuno di essi si ripresentava a lui per avere doppia elemosina, egli non gliela negava,perché diceva scherzosamente:
-Anche Gesù ruba i cuori!
Allorchè gli si faceva osservare che troppa generosità avrebbe compromesso la economia della Casa, egli osservò :
-perché i poveri sono immagini di Gesù, si dovrebbe sacrificar tutto per essi...
Un mattino, esaurita la riserva del pane, egli andò alla cucina per prelevare quanto trovò disponibile, ma il cuoco protestò perché vedeva scomparire il necessario alla Comunità.
-Iddio provvederà! -osservò il Majella, mentre ritornava gongolante alla portineria con le mani piene d'ogni ben di Dio, Infatti il Signore provvide perché, quando si trattò di preparare le vivande rimaste, esse cominciarono ad aumentare così che la Comunità potè sfamarsi più abbondantemente degli altri giorni.
Il Majella beneficava i poverelli specialmente se ammalati o vergognosi della propria miseria. Ai sofferenti riservava anche dolci e uva passita; agli altri portava egli stesso le vivande a casa anche per rivolgere ai beneficati parole di conforto e dar qualche buon consiglio.
-I poveri malati -diceva -sono Gesù visibile e sofferente. -Essi quindi lo aspettavano come "angelo del Signore "; al vederlo, si consolavano e si conformavano poi al divin Volere, perché il pio e benefico visitatore sapeva indurli alla rassegnazione cristiana.
Era molto generoso specialmente verso le povere vedove e con le giovani in pericolo di abbandonarsi alla malavita.
Mandato poi a Muro per ubbidienza, incontrò per via una donna afflitta per la grave malattia della nipotina. Nel vederla desolata, la consolò e, saputa la causa della sua pena,. le disse:
-Abbiate fiducia in Dio e non dubitate!
Ritornata a casa, fate, in nome di Dio, una Croce sul petto e tre sulla fronte della malatina ed ella guarirà.
Così fece la donna e la sofferente guarì.
Ritornato a Materdomini, il Santo continuò, con sempre maggior carità, nell'ufficio di portinaio. Ma perché faceva freddo, il numero dei poveri aumentava di giorno in giorno, fino a circa duecento.
Informato di ciò, il P. Caione autorizzò il Majella a prodigar loro quanto fosse disponibile in casa. Gerardo anzitutto rivestì i pezzenti con ciò che trovava alla guardaroba. Finita la riserva, diede ai mendicanti anche le sue talari di ricambio e restò con la più rappezzata.
Nel constatar poi che imperversava un freddo glaciale, pose vari bracieri dentro la
portineria, affinchè gli assidera ti si riscaldassero. Quando vedeva fanciulli intirizziti e affamati, piangeva di commozione e diceva':
-Noi abbiamo peccato e questi poverini, benchè innocenti, ne soffrono la pena.
Poi li faceva sedere attorno al braciere e dava loro quanto poteva per ristorarli, perché vedeva in essi la Persona di Gesù fanciullo e sofferente.
Nel vedere che il granaio si svuotava per le continue elemosine, il P. Caione disse al Santo che desse pure pane ai poverelli, ma senza privar del necessario la Comunità.
-Non preoccupatevi, vostra Paternità,
-rispose il Majella -perché Iddio provvederà.
Difatti salito al granaio per esaminare la situazione, il Rettore constatò, con sorpresa, che esso era rigurgitante di grano. Oltre a ciò, Gerardo trovava sulla soglia della portineria grosse borse di denaro, che subito portava al P. Caione per fargli ammirare la sovrana generosità della Provvidenza. Spesso il pane, che il Majella dava agli affamati, si moltiplicava tra le sue mani; oppure si riempivano prodigiosamente di pagnotte le madie della dispensa.
Anche a chi arrivava tardi, quando la provvista era esaurita, il Santo dava pane caldo, quantunque il forno fosse spento e la madia vuota.
Un giorno il panettiere lasciò ch' egli vuotasse la madia per distribuire ai numerosissimi poveri tutto il pane ch'essa conteneva. Visto poi che la Comunità ne sarebbe rimasta priva a mensa, riferì il guaio al Rettore, il quale chiamò a sè Gerardo per informarlo dell'incidente.
-Non dubitate, vostra Paternità! -dichiarò allora Gerardo. -Iddio certamente provvederà ... Poi, rivolto al panettiere, soggiunse: -Andiamo alla dispensa, dove troveremo il necessario.
Andarono e aprirono la madia, prima assolutamente vuota, che trovarono improvvisamente riempita di pane eccellente e croccante.
Mentre poi il Majella volava alla chiesa per ringraziare il divin Dispensiere, il panettiere ritornò al P. Caione per informarlo di quel nuovo prodigio.
-Gerardo è proprio un Santo! -ammise il panettiere.
-Sì! -confermò il Rettore. -Dio-è con lui: lasciamolo quindi fare a modo suo perché il Signore scherza con lui.
Non contento che i suoi poverelli avessero il necessario, il Majella voleva che ricevessero.. talvolta, anche il superfluo, come quando invitò tutti a mangiare i maccheroni. Di essi era disponibile appena una marmitta, ma i poveri erano così numerosi, da renderne insufficiente la provvista. Il Santo tuttavia cominciò a riempire abbondantemente i piatti e quando tutti gli affamati furono sazi, dentro la marmitta si trovò ancora un'abbondante riserva di maccheroni, che servì alla Comunità.
Di quest'assistenza misericordiosa, il Majella si serviva specialmente per giovare alle anime dei suoi beneficati. Prima di distribuire il pane ai poverelli, egli infatti li istruiva intorno alle verità della fede e ai doveri di cristiani. Raccomandava che andassero a confessarsi con le dovute disposizioni. Molte provvidenziali conquiste si devono ascrivere quindi a questo suo apostolato, come quella
di una giovane che ricorreva al suo aiuto fingendosi innocente, mentre in realtà risultava una peccatrice impenitente. Gerardo, supernamente illuminato, dopo averla interrogata con carità e prudenza, la indusse a convertirsi e vi riuscì, perché quella giovane divenne poi lo specchio delle sue coetanee per modestia e vero spirito di pietà. "Nel ricordarsi del Santo, scriveva il P. Landi, ella piangeva di commozione, perché persuasa eh' egli fosse per lei un angelo di Dio, che l'aveva strappata dall'inferno".

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Ultimo aggiornamento 27/07/2021