San Gerardo Maiella
A+ A A-

La follia della croce

CAPITOLO III

25. La meditazione del Crocifisso. 26. La sete di patire per Imitarlo: la flagellazione. 27. Una mortificazione industriosa. 28. Il digiuno. 29. La finta pazzia. 30. S. Giovanni di Dio. 31. Il nostro Santo l’imita. 32. Sotto la neve. 33. Trascinato per una via sassosa. 34. Non è questa una vera follia? Sì: quella della croce. 35. Dalla Passione al Santissimo Sacramento . 36. Gesù Cristo lo chiama pazzarello egli risponde a tono. 37. Il demonio ne sente rabbia, lo combatte, ma resta vinto. 38. Con l’ amore di Gesù gli cresce l’amore a Maria, che lo preserva e lo protegge.

26. Spinto da questa sete, studiava nuovi modi per affliggersi e tormentarsi. Si cingeva i fianchi con aspri cilizi, si flagellava le spalle con fune ritorta, e poiché gli pareva che Gesù Cristo non fosse bene imitato nella sua passione, se vi fosse solo la vittima e non i manigoldi, pregava spesso gli amici che gli prestassero la mano . Vieni qua, disse una volta ad un certo Felice Farenga e, menatolo in luogo nascosto, gli consegnò una fune bagnata nell’acqua, e poi, nudatosi il dorso, gli disse: Batti. Come vide che quegli si ricusava, batti Felice, ripeteva, te ne prego, per amore di Gesù Cristo; e così pregando e ripregando, ottenne di essere battuto sino al sangue.

27. A meglio mostrare quanto fosse industrioso a mortificare i propri sensi, è deposto nel processo apostolico, che fu una volta osservato che in casa Stella, dove s’ardevano legna verdi, stesse con gli occhi aperti ove il fumo volgeva più denso, o che alla padrona di casa., la quale gli domandava: Gerardo, che fai? rispondesse: Non sapete che il fumo va agli occhi belli? - Narra il P. Tannoia che, avendo un giorno chiamato a sé il detto Farenga o l’altro confidente delle sue penitenze, Francesco Malpiedi, raccolse in punto alcuni stracci vecchi, gettò su di una trave una fune che vi scorresse, e poi, seduto a terra si legò per i piedi, dicendo all’uno che lo tirasse su per l’altro capo, all’altro che desse fuoco agli stracci. Sebbene quei non volessero, pure tanto seppe pregarli, che finalmente ottenne di restare sospeso col capo in giù. Quando si sentì ripieni di quel fumo nero gli occhi e le narici da non poterne più, allora disse: basta, e licenziò gli amici, esclamando: Tanto dobbiamo soffrire, se vogliamo dar gusto a Gesù Cristo che tanto ha sofferto per noi!

28. Venne subito la quaresima e tutto pieno d’enfasi andava dicendo: Ora s’avvicina il tempo della morte di Gesù Cristo: se egli mori per me, io voglio morire per lui. Pareva che allora vivesse solo per miracolo, tanto poco ei mangiava! Passò tre giorni continui senza mai cibarsi, ed alla madre, che insisteva perché si ristorasse, rispondeva: Sono sazio al sommo : che bisogno dunque v’è di mangiare? Però bisognava ubbidire, ed allora quel boccone che prendeva, lo condiva con erbe amarissime. « Donna Eugenia Pasquale, scrive il Tane noia, avendolo un giorno chiamato a sè, gli offrì da mangiare. Sono sazio, ei rispose. Ma, avendogli quella poste le mani in sacca, vi ritrovò molte radici d’ erbe, ed interrogatolo a che servissero, rispose: Queste si mangiano e tolgono l’appetito.

29. Fra le molteplici umiliazioni delle quali fu saturo il Salvatore, ve n’ha una che sopra ogni altra impressionò l’anima sua, lo spettacolo cioè della Sapienza eterna trattata da insensata da Erode e dalla corte di lui. Questa scena, degna dell’eterno stupore degli angeli, lo rapiva fuori dei sensi. Alla fine, non sapendo più resistere allo spirito che interiormente lo spingeva, venne alla magnanima risoluzione di fingersi pazzo, per rassomigliarsi più perfettamente al divino Maestro, emulando in ciò, forse senza saperlo, l’ammirabile San Giovanni di Dio, uno dei celebri, che si spinsero più innanzi nella santa follia della croce. Ricordiamo qui brevemente l’esempio di questo gran santo.

30. S. Giovanni di Dio dopo aver ascoltato nel dì di S. Stefano un discorso del celebre B. Giovanni d’Avila, fu talmente infiammato dal desiderio di soffrire e di essere disprezzato, che, appena finita la predica, uscì di chiesa e sulla strada si diè a gridare a gran voce: • Misericordia, Signore, misericordia a questo gran peccatore che vi ha offeso!> Andò poi attorno per la città strappandosi i capelli, battendosi il volto, e rotolandosi nella polvere . Per tal guisa chiamò a sé le risa del popolo, ed i fanciulli lo tennero in conto di pazzo. Ben presto tutta la città venne in questa stessa opinione, ed il Santo dalla sua parte fece di tutto per accreditarla. Un giorno entrò nella Cattedrale, e quivi gettandosi per terra gridò con quanta voce avea in gola: « Misericordia, misericordia!> Talune pie persone, mosse da compassione, e stimandolo mentecatto, lo fecero menare caritatevolmente all’ospedale dei pazzi. Giovanni tutto lieto al vedersi così disprezzato, continuò a simulare la follia, il che decise gl’ infermieri a percuoterlo rigorosamente. Il Santo sostenne questo crudele trattamento con mirabile pazienza, gridando di tanto in tanto: « Battete, battete questa carne ribelle; è troppo giusto che essa duri la pena del male che ha fatto». In tal modo sostenne più di cinquemila colpi, e si sarebbe continuato a maltrattarlo, se il Beato d’Avila , suo direttore, fatto avvisato delle crudeltà che gli usavano, non gli avesse intimato nel nome di Dio che cessasse dalla finta pazzia.

31. Fedelissima copia di questo Santo, Gerardo venne all’eroica risoluzione di farsi prendere per pazzo, affine di partecipare di più ai disprezzi e maltrattamenti del suo divino Maestro. Quindi, non contento di lasciarsi trattare, come abbiam detto, da scimunito, e di sopportare con apparente insensibilità vituperi, scherni, battiture e contumelie di ogni sorta, che gli facevano alcuni inumani giovinastri, si studiò di comportarsi come se avesse realmente le facoltà intellettuali disordinate, simulando la pazzia, sia nel manifestare una grande gioia, allorché era l’oggetto dei disprezzi e dei maltrattamenti che molti continuavano a fargli, sia massimamente nel pregare talvolta gli altri che gli facessero il dono di farlo soffrire.

32. Intanto questa magnanima risoluzione gli costò ben cara. Imperocché giovinastri e monelli gli correvano dietro, lanciandogli chi zolle, chi pietre. Un giorno che era caduta la neve, tanta gliene menarono addosso, che ne fu quasi sepolto . Sopraggiunta in quel punto la madre, gridava contro i carnefici. Egli, al contrario, contento e giulivo diceva: Tutto questo è poco per amore di Gesù Cristo che è divenuto pazzo d’amore per me.

33. Narra altresì il processo apostolico che, trovandosi un altro giorno in Castelgrande, terra poco distante da Muro, vide un gruppo di giovanotti, che ridendo e giocando si divertivano. Appressatosi disse loro: Olà: basta quanto si è dato di gusto al corpo, ora diamo gusto al Signore. E, distesosi per terra, li pregò che lo legassero per i piedi e lo trascinassero per la via che era molto sassosa. Avendolo ottenuto, s’ebbe il capo pesto e le spalle insanguinate di che si compiacque assai, dicendo: Soffrir dobbiamo questi tormenti, se vogliamo piacere a Gesù Cristo, il quale ha sofferto tanti obbrobri per noi.

34. Queste cose, dice il profano, sono una vera follia . Lo concediamo; ma la follia della croce. Beata follia, esclama S. Teresa, quanto è essa desiderabile! Qual felicità sarebbe la nostra, se piacesse a Dio di farcene dono! Imperocché, quando lo spirito Divino dà certo straordinario impulso alla carità di un’anima santa, allora si desta in lei la resistenza a tutte le inclinazioni naturali, ed essa viene come trasportata in un elemento superiore; ama quello che naturalmente ci spira ripugnanza, e sente avversione per gli oggetti ricercati con passione dai miseri mortali. Tanto più questo avviene, quando la carità ha preso le mosse dal pensiero di un Dio crocifisso, il quale ha detto che tutte le cose avrebbe attratte a sé, omnia traham ad me ipsum, allorché si fosse fatto mettere in croce, cum exaltatus fuero a terra. Conciossiachè allora l’anima nutrita da questo pensiero si sente con forza sempre più crescente attratta a lui, e sempre invasa dal desiderio d’imitarlo, anche nei patimenti, per trasformarsi nella sua santa immagine. Tutti i Santi, chi più chi meno, furono animati da questa carità vittoriosa, ma taluni si spinsero più innanzi degli altri, tanto che possa loro applicarsi quel detto di S. Lorenzo Giustiniani: Essi amarono fino alla follia. Tra loro è da annoverarsi il nostro Gerardo, il quale, fornito di licenza del suo confessore, si diede senza umano riguardo a percorrere la via dei disprezzi e dei patimenti a solo intento d’assomigliarsi e piacere al suo divino Maestro.

35. Compenetrato dell’amor di Gesù Cristo penante, per cui menava una vita tanto austera, non è meraviglia che divenisse anche appassionato amante di Gesù Cristo Sacramentato, e trovasse sempre più la sua felicità a starsene alla sua presenza, ed a trattenersi con lui. Ad eccezione dei giorni, che andava a chiudersi come in santo ritiramento nella chiesa di S. Maria del Soccorso fuori dell’abitato, ogni mattina in sull’alba si recava nella cattedrale per assistere a più messe, e per ricevervi la santa comunione che allora il confessore continuava a permettergli due o tre volte la settimana. Venuta poi l’ora d’andarsene alla fatica, vedevasi come farsi violenza per lasciare il santuario, ed allontanarsi dal suo Dio Sacramentato. Del resto era per tosto ritornarvi, ché, durante il giorno, sempre che se gliene offriva il destro, correva a prostarsi dinanzi al tabernacolo, dove spesso fu osservato tutto assorto in Dio e talvolta rapito in estasi. Un dì più che l’altro il sacro velo eucaristico addiveniva ai suoi occhi trasparente, e crescendogli con la fede l’amore, avrebbe voluto passare non solo i giorni, ma le notti ancora alla presenza di Colui, che chiamava Carcerato. Il Signore fece sì ch’ ei potesse appagare questa santa sua brama .

36. Un parente di Gerardo, l’abate Tirico, era sagrestano maggiore della cattedrale . « Da costui, dice il Tannoia, facevasi la sera dare la chiave del luogo santo, ed allora, chiudendosi nel tempio, sfogava avanti all’amato suo Signore sacramentato gli affetti del suo cuore, e disciplinavasi, e piangeva le ingratitudini che dagli uomini e specialmente di notte il suo diletto Signore stava ricevendo. > Altre volte, non potendo o per la fatica o per altro ostacolo passare intera la notte col divin Sacramento, si portava la mattina per tempissimo alla cattedrale, e vi rimaneva in profonda adorazione, finché venisse l’ora di aprire il tempio ai fedeli. Fu in uno di questi trattenimenti notturni, che udì venire dal santo tabernacolo una voce, che lo chiamava pazzarello, onde egli, inondato di gioia, rispose: “ Voi siete più pazzo di me, voi che state carcerato per me in questa custodia”. Un’altra volta la divina voce ritornò a dirgli: Pazzarello che fai? Ed egli di limando: Che volete, o mio Dio? e perché mi chiamate cosi? Non siete Voi che mi avete ridotto in questo stato?

37. Intanto il demonio ne fremeva di rabbia. Quel vederlo così assiduo innanzi al tabernacolo, e stringersi ogni giorno più al Signore, era cosa che troppo l’esasperava, e si provò ad impedirla. Una notte, mentre il Santo apriva la porta della cattedrale, gli si avventò sopra in forma d’orrido mastino, latrando rabbiosamente, e in atto di divorarlo; egli non si sgomentò, si fece il segno della croce, ed il mostro disparve. Ritornò altre volte il nemico alla carica con simili spauracchi, e fu anche indarno.

38. In una all’amore di Gesù Cristo cresceva in Gerardo la divozione a Maria SS.ma. Dietro l’esempio di S. Bernardo che chiamava la SS.ma Vergine Raptrix cordium, la ladra dei cuori, egli soleva dire: La Madonna mi ha rubato il cuore, ed io gliel’ho donato. Questo filiale amore lo portava a continuamente invocare Maria, a recitare la corona, e sopratutto a disporsi con incomparabile fervore alle festività di Lei. Nelle novene precedenti quei giorni di grazie imponevasi più rigorosi digiuni, più sanguinolenti macerazioni. Allorchè poi era la festa,apparizione del Bambino  San Gerardolo avresti veduto tutto assorto nella contemplazione delle grandezze della divina Madre. Era in quei dì tanto allegro, che davasi a cantare ad alta voce le lodi di Maria, ed anche attraversando le vie, era preso da tale interno impulso, che, suo malgrado e senza accorger sene, mettevasi a saltellare a vista di tutti. Erano quei salti movimenti d’amore, simili a quelli provati da S. Francesco Solano, il quale in preda ad una santa ebbrezza, mettevasi talvolta a cantare innanzi l’immagine della Madre di Dio, unendo la sua voce al suon di qualche istrumento musicale. La Vergine santissima dalla sua parte corrispondeva alla devozione del suo servo fedelissimo, conservandolo sempre puro ed innocente, ed impetrandogli segnalati favori celesti. Una tale innocenza, sostenuta da così. alto spirito di mortificazione, gli aprì la via allo stato religioso, a cui da gran tempo anelava, come vedremo nel capo seguente.

Cancellazione dati iscrizione

Inserisci il numero di cellulare e\o la mail con cui ti sei registrato e clicca sul tasto in basso

CHIUDI
CONTINUA

INFORMATIVA PRIVACY

Lo scopo della presente Informativa Privacy è di informare gli Utenti sui Dati Personali, intesi come qualsiasi informazione che permette l’identificazione di una persona (di seguito Dati Personali), raccolti dal sito web www.sangerardomaiella.it (di seguito Sito).
La presente Informativa Privacy è resa in conformità alla vigente normativa in materia dei Dati Personali per gli Utenti che interagiscono con i servizi del presente Sito nel quadro del Regolamento Ue 2016/679.

Il Titolare del Trattamento, come successivamente identificato, potrà modificare o semplicemente aggiornare, in tutto o in parte, la presente Informativa; le modifiche e gli aggiornamenti saranno vincolanti non appena pubblicati sul Sito. L’Utente è pertanto invitato a leggere l’Informativa Privacy ad ogni accesso al Sito.

Nel caso di mancata accettazione delle modifiche apportate all’Informativa Privacy, l’Utente è tenuto a cessare l’utilizzo di questo Sito e può richiedere al Titolare del Trattamento di rimuovere i propri Dati Personali.

  1. Dati Personali raccolti dal Sito
    • Dati Personali forniti volontariamente dall’Utente

      L’invio facoltativo, esplicito e volontario di posta elettronica agli indirizzi indicati sul sito comporta la successiva acquisizione dell’indirizzo del mittente, necessario per rispondere alle richieste, nonché degli eventuali altri dati personali inseriti nella missiva. Specifiche informative di sintesi verranno progressivamente riportate o visualizzate nelle pagine del Sito predisposte per particolari servizi a richiesta.
      L’Utente è libero di fornire i Dati Personali per richiedere i servizi eventualmente offerti dal Titolare. Il loro mancato conferimento può comportare l’impossibilità di ottenere quanto richiesto.

    • Dati Personali raccolti tramite cookie:

      Nel Sito viene fatto uso di cookie strettamente essenziali, ossia cookie tecnici, di navigazione, di performance e di funzionalità.
      I cookie sono informazioni inserite nel browser, fondamentali per il funzionamento del Sito; snelliscono l’analisi del traffico su web, segnalano quando un sito specifico viene visitato e consentono alle applicazioni web di inviare informazioni a singoli Utenti.
      Nessun dato personale degli Utenti viene in proposito acquisito dal Sito.
      Non viene fatto uso di cookie per la trasmissione di informazioni di carattere personale, né vengono utilizzati c.d. cookies persistenti di alcun tipo, ovvero sistemi per il tracciamento degli utenti.
      L’uso dei cookie di sessione (che non vengono memorizzati in modo persistente sul computer dell’Utente e svaniscono con la chiusura del browser) è strettamente limitato alla trasmissione di identificativi di sessione, necessari per consentire l’esplorazione sicura ed efficiente del Sito.
      I cookie di sessione utilizzati in questo Sito evitano il ricorso ad altre tecniche informatiche potenzialmente pregiudizievoli per la riservatezza della navigazione degli Utenti e non consentono l’acquisizione di Dati Personali identificativi dell’Utente.

  2. Finalità e Base giuridica del Trattamento

    I Dati Personali raccolti possono essere utilizzati per finalità di registrazione dell’Utente, ossia per consentire all’Utente di registrarsi al Sito così da essere identificato. Base giuridica di questo trattamento è il consenso liberamente espresso dall’Utente interessato.
    I Dati Personali forniti dagli Utenti che inoltrano richieste o intendono utilizzare servizi eventualmente offerti tramite il Sito, nonché ricevere ulteriori specifici contenuti, sono utilizzati al solo fine di dare riscontro alle richieste o eseguire il servizio o la prestazione richiesta e sono comunicati a terzi nel solo caso in cui ciò sia a tal fine necessario. Base giuridica di questi trattamenti è la necessità di dare riscontro alle richieste degli Utenti interessati o eseguire attività previste dagli eventuali accordi definiti con gli Utenti interessati.
    Con il consenso espresso dell’Utente i dati potranno essere usati per attività di comunicazione commerciale relativi ad offerte di eventuali servizi offerti dal Titolare. Base giuridica di questo trattamento è il consenso liberamente espresso dall’Utente interessato.
    Al di fuori di queste ipotesi, i dati di navigazione degli utenti vengono conservati per il tempo strettamente necessario alla gestione delle attività di trattamento nei limiti previsti dalla legge.
    È sempre possibile richiedere al Titolare di chiarire la base giuridica di ciascun trattamento all’indirizzo info@sangerardomaiella.it.

  3. Modalità di trattamento

    Il Trattamento dei Dati Personali viene effettuato mediante strumenti informatici e/o telematici, con modalità organizzative e con logiche strettamente correlate alle finalità indicate. Il Trattamento viene effettuato secondo modalità e con strumenti idonei a garantire la sicurezza e la riservatezza dei Dati Personali.

    In alcuni casi potrebbero avere accesso ai Dati Personali anche soggetti coinvolti nell’organizzazione del Titolare (quali per esempio, amministratori di sistema, ecc.) ovvero soggetti esterni (come società informatiche, fornitori di servizi, hosting provider, ecc.). Detti soggetti all’occorrenza potranno essere nominati Responsabili del Trattamento da parte del Titolare, nonché accedere ai Dati Personali degli Utenti ogni qualvolta si renda necessario e saranno contrattualmente obbligati a mantenere riservati i Dati Personali.

  4. Luogo

    I Dati Personali sono trattati presso le sedi operative del Titolare ed in ogni altro luogo in cui le parti coinvolte nel trattamento siano localizzate. Per ulteriori informazioni, è sempre possibile contattare il Titolare al seguente indirizzo email info@sangerardomaiella.it oppure al seguente indirizzo postale Via Trinità 41, 85054 Muro Lucano (PZ).

  5. Diritti dell'Utente

    Gli Utenti possono esercitare determinati diritti con riferimento ai Dati Personali trattati dal Titolare. In particolare, l’Utente ha il diritto di:

    • revocare il consenso in ogni momento;
    • opporsi al trattamento dei propri Dati Personali;
    • accedere ai propri Dati Personali e alle informazioni relative alle finalità di trattamento;
    • verificare e chiedere la rettifica;
    • ottenere la limitazione del trattamento;
    • ottenere la rettifica o la cancellazione dei propri Dati Personali;
    • ottenere l’integrazione dei dati personali incompleti;
    • ricevere i propri Dati Personali;
    • proporre reclamo all’autorità di controllo della protezione dei Dati Personali.
  6. Titolare del Trattamento

    Il Titolare del Trattamento è TC65 S.r.l., con sede in Via Trinità 41, 85054 Muro Lucano (PZ), Partita Iva 01750830760, indirizzo email: info@sangerardomaiella.it

Ultimo aggiornamento 27/07/2021